La Rete influenza, e talvolta guida, abitudini, opinioni, scelte. Il viaggiare non fa eccezione. Anche se la parola ‘viaggio’ è nell’immaginario ancora legata al concetto di evasione, di fuga e di avventura, una nuova dimensione, il ‘Viaggiare Sociale’, sta facendosi avanti a passi sempre più lunghi.

E’ una tendenza trasversale, che coinvolge tutti i tipi di viaggiatori: dai backpacker, ai nomadi digitali che girano il mondo lavorando ovunque grazie a Internet, passando per i viaggiatori per passione che partono con un biglietto di sola andata e uno aperto per il rientro, fino ai viaggiatori maniaci del tutto organizzato, che pianificano fin nei minimi dettagli ogni più piccola scelta che faranno lontani da casa.

Di cosa si tratta? Il ‘Viaggiare Sociale’, o ‘Social Travel’, è un modo di intendere e di organizzare il viaggio come un’esperienza collettiva, condivisa, sociale appunto. Un’esperienza che si prepara prima della partenza vera e propria, attraverso i Social Network (di qui l’appellativo di ‘sociale’) e i numerosi servizi online per crearsi una rete di contatti e di amicizie nel luogo dove si è scelto di andare, e che si continua a vivere una volta arrivati a destinazione, con il racconto online del proprio viaggio. Basti solo pensare che l’85% dei viaggiatori usa i Social Network quando è in viaggio e il 70% di loro mette le proprie foto su Facebook. Se a questo si aggiunge che ogni giorno, in Rete, sono aperti 172.800 nuovi blog, con una incredibile media di 2 al secondo, non è difficile intuire che il Social Travel è il segno di un cambiamento culturale importante.

Il profilo tipo del ‘viaggiatore sociale’, o ‘social traveller’, è facilmente definibile: innanzitutto strizza l’occhio al low budget, confrontando offerte, prezzi e opinioni su voli, sistemazioni, biglietti di aerei, treni e navi. Non per forza per mancanza di mezzi, ma perché è consapevole di poter trovare, grazie ai viaggiatori attivi sul Web, il meglio a meno! E’ un viaggiatore che desidera immergersi nei luoghi dove andrà: sceglie una sistemazione locale e non turistica – i più sono iscritti a Couchsurfing, il più grande portale per scambiarsi ospitalità -, non cerca ‘cornetto e cappuccino’ appena sveglio ma è pronto anche al più ardito piatto – che poi posterà su Pinterest o su Instagram – e, se è uno tra i viaggiatori sociali più ‘navigati’, sa che esiste un social network, New Gusto, per andare a pranzo a casa di chiunque nel mondo.

La ‘sublimazione’ del viaggiare sociale è raggiunta in loco: il social traveller si sente quasi in dovere di condividere tutte le esperienze fatte in viaggio, quelle eccezionali e positive – un luogo nascosto, un museo inaspettato, un buon piatto, un’offerta da non lasciarsi scappare – così come quelle negative – un pessimo ristorante, un ostello senza collegamento a Internet, un prezzo troppo alto -, per evitare che qualcun altro le ripeta, secondo quello spirito di condivisione e di aiuto reciproco che i nomadi digitali hanno fatto proprio.

di Marta Coccoluto