Centocinquantamila persone. Biglietti esauriti da giorni. Tredici (forse quattordici) artisti sullo stesso palco. Italia loves Emilia scatta domani sera alle venti. Campovolo, Reggio Emilia. I cancelli, a conferma della grande attesa, verranno aperti molto prima. Addirittura alle nove di mattina. I comunicati stampa, quasi ad anticipare polemiche, specificano didascalicamente obiettivi e intenti nobili dell’iniziativa: “Vista l’urgenza di dare una scuola ai 140mila studenti che devono tornare nelle aule, gli organizzatori e gli artisti hanno concordato che l’intera raccolta fondi sarà destinata alla ricostruzione di una o più scuole. L’utilizzo dei fondi, così come tutte le spese sostenute, saranno rigidamente controllati e revisionati da un apposito ente e documentati in tempo reale sul sito ufficiale www.italia  lovesemilia.it.”.

La lista degli artisti coinvolti è nota da tempo: Biagio Antonacci, Claudio Baglioni, Elisa, Tiziano Ferro, Giorgia, Lorenzo Jovanotti, Ligabue, Litfiba, Fiorella Mannoia, Negramaro, Nomadi, Renato Zero e Zuccchero. L’incognita è Laura Pausini, incinta ma avvistata con il suo camper in zona Campovolo. Parallelamente all’adunanza musicale.

Mondadori lancia un libro di scrittori emiliani. Alzando da terra il sole. Il titolo coincide con le parole, purtroppo le ultime, di Roberto Roversi. Il libro no profit, curato da Beppe Cottafavi, è un’antologia di cinquanta autori che in molti casi non avevano mai pubblicato per Mondadori: Alessandro Bergonzoni, Milena Gabanelli, Francesco Guccini, Stefano Benni, Vinicio Capossela, Carlo Lucarelli , Michele Serra, Carlo Galli, Gianni Celati, Marco Santagata, Valerio Massimo Manfredi, Walter Siti, Vittorio Zucconi, Wu Ming, Edmondo Berselli (un inedito), Massimo Bottura (una ricetta). Eccetera. I proventi serviranno ad aiutare la Biblioteca di Mirandola, al momento inagibile, che conserva le prime edizioni di Giovan Pico. Il rapporto tra arte e solidarietà non è mai stato facile. Soprattutto sul piano qualitativo, ancor più nella musica. Il concerto per beneficenza, di fatto, nasce con George Harrison. Primo agosto 1971, Madison Square Garden di New York. Il Beatle più sottovalutato del mondo unì Bob Dylan e Ravi Shankar, Eric Clapton e Billy Preston, per aiutare il Bangladesh. Artisticamente fu un successo, economicamente un bagno di sangue. I proventi non andarono dove dovevano e Harrison scoprì di essere stato raggirato perfino dal suo manager.

Chi ha elevato i benefit concert a genere personale è Bob Geldof. Discreto cantante dei Boomtown Rats, strepitoso interprete delle paranoie di Roger Waters in The Wall di Alan Parker, Geldof ha ideato Live Aid nel 1985 e Live8 venti anni dopo. Palchi contemporanei in tutto il mondo, raduni oceanici, intenti ammirevoli ed esiti altalenanti. Nel 1985 Cat Stevens – divenuto nel frattempo Yusuf Islam – si cancellò all’ultimo minuto. Ron Wood rimase a lungo senza chitarra, roteando uno strumento immaginario in stile Pete Townshend degli Who. Phil Collins riuscì a suonare su due palchi (prima Wembley e poi Philadelphia, dopo aver viaggiato su un Concorde).

Per il Live8  si riunirono perfino i Pink Floyd, poco prima che scomparisse il tastierista Richard Wright. Tra i molti palchi (mille artisti coinvolti) ce n’era uno italiano, il Circo Massimo di Roma. Da Jovanotti a Ligabue, da Fiorella Mannoia a Fiorello, da Zucchero a Piero Pelù. E poi giù giù fino a Povia. Un circuito di radio (Radio 105, Radio 101, Radio Bruno, Radio Capital, Radio Deejay, Radio Italia, Radio Kiss Kiss, Radio Monte Carlo, RDS, RTL 102.5 e Virgin Radio) garantirà l’ascolto di Italia Loves Emilia a 30 milioni di italiani, trasmesso anche da Sky Primafila (canale 351). Campovolo è luogo abituato alle adunanze. Qui, quindici anni fa, gli U2 portarono lo smargiasso – ma musicalmente esangue – Pop Mart Tour. E qui Ligabue, uno dei big presenti domani (“Sarà un concerto tosto”, sintetizza lui col solito lessico para-giovane), celebrò se stesso nel 2005 e poi 2011. Non senza validi momenti musicali. Italia Loves Emilia avrà numeri molto superiori di Amiche per l’Abruzzo, il concerto del 21 giugno 2009 al Meazza di Milano (60mila persone).

Qualche polemica per chi voleva esserci e non è stato integrato (Mario Biondi, Gigi D’Alessio, pure Iva Zanicchi e Orietta Berti). Target nazionalpopolare-buonista, con timide venature rock. Assenti più o meno giustificati (Vasco, Guccini, Samuele Bersani). Sulla carta, l’iniziativa suona sincera e di medio pregio. Già questo, in Italia, non è poco.