Ora lo conferma anche la Siaei numeri della mostra “Matisse, la seduzione di Michelangelo” sono stati gonfiati ad arte. Il documento ufficiale è stato recapitato nei giorni scorsi al Comune di Brescia e conferma che al museo di Santa Giulia tra l’11 febbraio e il 12 giugno del 2011 (la mostra si è poi conclusa il 26 giugno) sono transitate 124mila 184 persone, compresi 11mila 215 ingressi omaggio. Il conto ufficiale si ferma così a meno della metà rispetto ai numeri dichiarati dalla società Artematica Srl alla chiusura dell’evento: 257mila 392 visitatori. E non sembra esserci margine di dubbio sulla correttezza dei dati forniti da Siae: sono stati ricavati “in via automatizzata sulla base della partita Iva della società dal data base collegato alle biglietterie automatizzate della mostra”.

Ora sarà la Procura di Brescia a dover chiarire la faccenda, cercando di mettere in fila numeri reali e presunti per stabilire l’esatto ammontare delle cifre indebitamente percepite dalla società trevigiana Artematica Srl (che è stata messa in liquidazione).

La mostra su Matisse è costata alle casse della fondazione Brescia Musei (quindi anche al Comune, che è socio di maggioranza) 2 milioni e 300mila euro. Di questi, 300mila sono stati pagati sulla scorta di una clausola premiale del contratto, per aver superato quota 230 mila visitatori. Il fatto di aver superato la fatidica soglia non solo ha permesso ad Artematica di incassare il bonus, ma anche di evitare il malus, ovvero la penale da 200mila euro per il mancato raggiungimento dell’obiettivo (che sarebbero stati 300mila nel caso in cui gli accessi fossero rimasti sotto la soglia dei 150mila, come sembra che sia effettivamente accaduto). Insomma, stando a questi calcoli, la società organizzatrice della mostra non avrebbe dovuto incassare più di 1 milione e 700mila euro. Così, tra soldi pagati in eccesso e penali non incassate la differenza arriva a sfiorare i 600mila euro, una cresta di tutto rispetto.

Man mano che si dipana la “Matisse” a Brescia la politica si interroga su quali altri sorprese si possano trovare tra i conti delle attività museali. Così il sindaco Adriano Paroli (Pdl) ha chiesto agli uffici comunali di avviare controlli anche sui numeri della mostra “Inca, origine e misteri delle civiltà dell’oro” che si è svolta sempre al museo di Santa Giulia tra il dicembre 2009 e il giugno 2010, in partnership con la stessa società. “Sono arrabbiato e deluso – ha detto il sindaco bresciano in una conferenza stampa indetta per chiarire la posizione dell’amministrazione comunale – Artematica ha manipolato i dati. Ci attiveremo per recuperare il danno economico e di immagine. Ci siamo già attivati per fare controlli anche sulla mostra degli Inca per sgombrare il campo dai dubbi”, tornando poi a sottolineare che in questa vicenda il Comune è parte lesa. Nelle scorse ore la Fondazione Brescia Musei, tramite il legale Stefano Lojacono, ha già inviato al liquidatore della società Artematica Srl una diffida stragiudiziale ad adempiere alla restituzione di almeno 500mila euro, nella speranza di poter rientrare, almeno in parte, delle somme indebitamente versate.

Nel frattempo il Partito Democratico, tramite il capogruppo in consiglio comunale Emilio Del Bono, cavalca la vicenda dai banchi dell’opposizione e pone dubbi sull’intera “filiera amministrativa”, cercando di addebitare responsabilità politiche a chi ha portato Artematica a Brescia, a chi ha predisposto i contratti e a chi avrebbe dovuto vigilare. “Questa storia non ruota soltanto intorno al numero di visitatori, che peraltro mostra più un fallimento che un successo: c’è in ballo l’uso del denaro pubblico; in epoca di tagli draconiani, in cui mancano risorse per garantire servizi essenziali, qui c’è chi non è in grado di gestire con oculatezza i soldi dei cittadini”.