In provincia di Cremona, in due ospedali pubblici da lunedì non verrà più distribuita gratis, ai pasti, la bottiglietta di acqua minerale. Non solo ai pazienti. Come ha dichiarato il direttore sanitario Frida Fagandini: “in direzione è sospesa la fornitura di acqua minerale gratuita. Passiamo al distributore a pagamento”.

Ora, quella della bottiglietta si tratta solo di una piccola parte dei tagli (altri vanno a colpire i dipendenti, ed è tutto un altro capitolo) ma le vorrei dedicare qualche riga perchè trovo agghiacciante che un paziente debba comprarsi l’acqua in un Paese mediamente civilizzato. Vi dirò di più, avrei apprezzato che si facesse di una difficoltà un momento di riflessione su qualcosa che in Italia –referendum e demagogia a parte- viene dato davvero troppo per scontato: l’acqua pubblica.

Scusate ma l’acqua del rubinetto, la famosa acqua del sindaco, quella gratis, non si può più bere? No, ditelo, perchè io a casa bevo solo quella. E la faccio bere pure ai miei bambini. Sono una madre degenere? Pigra? Spero di no.

Forse allora ha ragione il mio amico Oscar, che qualche tempo fa ha suggerito l’inizio di una campagna pubblicitaria semplice e utile: è giunto il momento che tutti gli uffici pubblici comincino a dare il buon esempio fornendo ai propri dipendenti (sindaci e primari ospedalieri  inclusi) un simpatico bicchiere di vetro da tenere sulla scrivania e riempire al più vicino rubinetto. C’è la riunione o la conferenza stampa? Avete ospiti? Sfoggiate la brocca buona.

Magari una foto di Pisapia, Alemanno, Renzi con il bicchiere in mano e le labbra ancora luccicanti (ve la ricordate la storica campagna americana per il consumo di latte “Gotmilk ?) convincerebbe qualche manciata di italiani, terzi al mondo nel consumo di acqua minerale dopo l’Arabia Saudita e il Messico, che buttare i soldi in tonnellate di bottiglie di plastica non ha molto senso visto che l’acqua pubblica dovrebbe, almeno in teoria, essere la più controllata di tutte. E fa fare comunque molta plin plin, ve lo assicuro.