Woody Allen
Woody Allen @LaPresse

“Ancor prima di iniziare a girare, sapevo che avrei voluto vederlo sul set. Gliene ho parlato e la sua reazione è stata tipicamente “alleniana”: “I miei set sono così noiosi, non succede nulla di eccitante, a malapena scambio due parole con gli attori”. Ma alla fine ha ceduto: “Non credo te ne verrà fuori qualcosa di utile, ma se proprio ci tieni, ok, ti darò libero accesso”.

Devoto ed empatico, il documentarista Robert B. Weide ce l’ha fatta:  la sua camera sul set – blindatissimo da tradizione – di You Will Meet a Tall Dark Stranger, soprattutto, i suoi occhi (e i nostri) su Allen. Woody si svela e si rivela, come mai prima, e il risultato non è solo uno zuccherino sul palato dei fan, ma una lectio magistralis sulla storia del cinema. La sua. Senza esagerazioni, non è solo un film su Woody Allen, ma un film di Woody Allen. E – esageriamo? – uno dei migliori.

Dalla casa d’infanzia a Brooklyn all’eterna macchina per scrivere (presa a 16 anni per 40 dollari, e Woody fa copia & incolla da amanuense: uno spasso…), passando per i celebri tic creativi e le famose ritrosie artistiche. Non solo, il focus è sulla Sfida, sempre rinnovata, di Mr. W: portare a termine il film più ostico, ovvero, il film a lui più caro. In breve, Woody Allen: A Documentary – da noi con Bim semplicemente Woody – è davvero Tutto quello che avreste voluto sapere su Allen* (*ma non avete mai osato chiedere). Si parte dall’infanzia, gli inizi, le gag scritte per la stampa, l’esperienza da stand-up comedian, infine la regia dei record: 43 film – alcuni, confessa amabilmente, non riusciti – in 43 anni.

Non c’è autocelebrazione, piuttosto la deontologia del regista – “Chi continuava a sottolineare quanto fosse genio Woody, lo tagliavo senza scrupoli, zac! E non perché potesse imbarazzare Woody, e in effetti l’avrebbe fatto, ma perché sarebbe risultato imbarazzante per me” e la timidezza del suo soggetto. Un genio inconfesso, così fragile e tormentato da chiedere – udite, udite! – alla United Artists di non distribuire Manhattan. Parla lui, aprendo cuore e cervello, casa e bottega, e parlano i suoi, dalle muse Diane Keaton e Mariel Hemingway (Mia Farrow non c’è, e non sorprende, dopo l’affaire Soon-Yi) fino a Scarlett Johansson, Sean Penn, Martin Scorsese e Owen Wilson. Woody Allen come non l’abbiamo mai visto: come non andarlo a  vedere?

Ps: A Cannes ho chiesto a Weide quale fosse il suo film preferito di Allen: “Eh, me lo chiedete sempre! Me ne piacciano almeno altri otto in egual misura, ma ormai la mia risposta di default è Annie Hall (Io e Annie), perché lo vidi quando ero alla High School e fu un’esperienza indimenticabile, elettrizzante. Sentivi che dopo quello i film di Allen non sarebbero stati più gli stessi e, non solo, il genere della commedia non sarebbe stato più lo stesso”. A buon intenditor…