Ospite di “24 Mattino”, su Radio24, Benedetto Adragna, uno dei questori del Senato in quota Pd, analizza assieme al conduttore Alessandro Milan una spinosa vicenda recentemente balzata agli onori delle cronache politiche grazie a un articolo di Stella e Rizzo sul Corriere della Sera: il meccanismo degli scatti automatici nella busta paga per i 933 dipendenti del Senato. Meccanismo che porta in alcuni casi a quintuplicare lo stipendio annuale lordo e che si vorrebbe abolire, così come è avvenuto venti anni fa per la maggior parte dei dipendenti pubblici. La paventata cancellazione degli scatti ha innescato un’agitazione indetta da ben quattordici sigle sindacali e finalizzata a difendere questo meccanismo. Adragna spiega dettagliatamente il perverso sistema, vigente peraltro non solo a Palazzo Madama ma anche alla Camera. “Se non si trova un accordo coi sindacati entro la fine dell’anno” – dichiara il senatore Pd – “viene sospesa la progressione economica automatica per tutto il personale dipendente. Il problema non è lo stipendio iniziale, ma quello a fine carriera, perché è su quello che si calcola la pensione“. E fa alcuni esempi: “Un assistente parlamentare, che appartiene alla categoria più bassa, prende come stipendio mensile lordo 2.482 euro. Il dramma, per il bilancio del Senato e quindi per i soldi dei cittadini, è che al decimo anno della carriera lavorativa prende 3.471 euro. Un segretario parlamentare” – continua -“parte da uno stipendio di 3.711 euro e arriva, dopo dieci anni, a 5.339 euro”. Ma non è finita: gli stenografi percepiscono inizialmente una paga annuale lorda di 67.390 euro e possono giungere, a fine carriera, a 287.422 euro. “Un consigliere parlamentare” – afferma Adragna – “da una busta paga iniziale di 5.593 euro al mese (di lordo) e quindi 3.287 euro di stipendio netto arriva, al trentaseiesimo passo, a 24.672 euro al mese, ovvero a 12.541 euro di netto”. E aggiunge con toni enfatici: “Ma stiamo parlando di personale altamente qualificato”  di Gisella Ruccia