Mentre Franco Fiorito, l’ ultimo uomo simbolo della dissipazione del denaro pubblico per  basso uso privato, risponde per ben sette ore, facendo molti nomi, dell’accusa di peculato in una caserma della guardia di finanza, gruppi parlamentari della Camera approvano in extremis la certificazione dei bilanci da parte di esterni, con obbligo di pubblicazione via internet.

Solo ieri, come confermano le interviste al limite dell’incredibile rilasciate ilfattoquotidiano.it da molti “onorevoli” tristemente noti (c’è anche chi nega di essere parlamentare), una votazione all’unanimità in tal senso sembrava impossibile ma evidentemente la notte deve aver portato molto consiglio. Soprattutto in casa Pdl  se, Renata Polverini, dopo lo stop and go dei giorni scorsi e l’intervento da tribuno del popolo che aveva lasciato tutti al loro posto, incluso l’ “autosospeso” Fiorito, fosse davvero sulla via delle dimissioni in vista di ventilati traguardi nazionali.

A  pochi mesi dal voto, probabilmente ancora con il Porcellum, se non con qualcosa di equivalente o di peggiore, modellato sulla necessità di escludere i non allineati, un Berlusconi più “motivato” che mai  ma inibito dai sondaggi proibitivi sembra arrivato al punto di rimettersi ad una Polverini fustigatrice delle “mele marce” per riattaccare quel che resta del partito e forse per affrontare la campagna elettorale.

E’ uno scenario che va ben oltre quelli gotico-grotteschi evocati da Grillo che gli hanno valso l’ ostracismo rabbioso di quella che non è più adeguato chiamare casta, perché ingiustamente riduttivo e quasi assolutorio. Infatti, a riprova di come siano andati persi i parametri obiettivi di valutazione ed i più elementari criteri di proporzione anche in quelli che potevano sembrare politici meno logorati dal potere e dalla logica partitocratica, basta vedere i giudizi che circolano indistintamente a “sinistra” su amici e nemici.

Nell’ armata Brancaleone capace in pochi anni di trasformare anche le primarie in farsa non c’è più solo D’Alema che per ritagliarsi un po’ di spazio al festival dell’Unità di Firenze spara che in fondo “Berlusconi era un Grillo in grande”, dimenticando di aggiungere che forse proprio “la statura”  lo ha  messo da sempre più a suo agio con il Caimano che con il comico.

La presidente del Pd Rosy Bindi, implacabile fustigatrice della cosiddetta antipolitica e del suo maggiore rappresentante, è stata invece positivamente colpita dal comizio moralizzatore della Polverini e di conseguenza non dovrebbe essere particolarmente stupita dal coup de théatre delle dimissioni in vista della presunta candidatura. Infatti a caldo aveva commentato: “Questo fatto è molto grave e farà del male al paese, ma la reazione della Polverini è stata sicuramente forte.”  

Infine a proposito delle invettive antigrillo una delle uscite più infelici, tanto più da parte di un “garantista” blasonato e a prescindere, che dovrebbe avere in qualità di affermato penalista abbastanza chiara la distinzione tra colpa e dolo, è stata quella di Giuliano Pisapia riguardo all’incidente a cui è sopravissuto Beppe Grillo e che gli ha comportato una condanna per omicidio colposo. Con la sua vocina un po’ rancorosa l’attuale sindaco di Milano che in campagna elettorale si è impegnato anche sul fronte della trasparenza e della lotta alla corruzione ha ammonito: “Invece di candidare persone incensurate, pensi a sé che incensurato non è…”.  

Se questi sono gli argomenti forti degli “avversari” la presidente Polverini con il suo vestitino da gladiatrice popular-trendy e con il piglio da cittadina indignata ha buone chances di diventare uno Spartacus in gonnella nelle mani di Silvio, l’incandidabile.