“Quando pensano alle nostre vite, pensano solo al sesso”. Zanele Muholi, voce ferma e decisa, mani che gesticolano e cercano di raccontare un percorso di lotta e testimonianza è l’artista sudafricana scelta tra gli ospiti d’onore per presentare Some prefer cake. Il Festival Internazionale di Cinema Lesbico a Bologna, giunto ormai alla sua sesta edizione, si terrà dal 20 al 23 settembre e verrà ospitato dal Nuovo Cinema Nosadella. “La gente quando parla di lesbiche o gay, – continua l’artista alla conferenza stampa d’apertura, – pensano subito al sesso e a come ci rapportiamo nelle nostra vita sessuale. Ma le nostre vite sono responsabilità e quotidianità, proprio come per tutti gli altri”.

Zanele Muholi fotografa e videomaker ama definirsi attivista visuale e con i suoi lavori ha documentato alcune delle pagine più nere del post-apartheid in Sudafrica dagli stupri correttivi praticati come cura dell’omosessualità fino alle violenze contro lesbiche e gay. “Non posso dirmi tranquilla, – continua Muholi, – solo perché sono un’artista e non corro rischi. Io sento il dovere e la responsabilità di documentare quello che succede nella mia terra. Se non ci sono io direttamente, faccio in modo che qualcun altro sia lì e possa vedere quello che accade”. Raccontare e testimoniare perché i diritti di gay e lesbiche vengano tutelati e non solo là dove sono più in pericolo, ma anche in Europa dove pregiudizi e violenze quotidiane non mancano.

Di tutto questo si parlerà nei quattro giorni dedicati al cinema lesbico, tra mostre, proiezioni e dibattiti. “Some prefer cake” è uno degli appuntamenti bolognesi più attesi nel panorama lesbico e non solo, per la qualità e i grandi ospiti in grado di attirare. Organizzato da Fuoricampo Lesbian Group con la direzione artistica di Luki Massa gode del patrocinio del Comune e del sostegno di Gabriella Montera, assessora alle Pari Opportunità.

Due le artiste d’eccezione a cui è stato strappato un invito a Bologna: Zanele Muholi e Debra Chasnoff. La prima incontrerà il pubblico sabato alle 18 per raccontare il suo lavoro e soprattutto parlare di “Zanele Muholi Visual ARTIvist”, mostra fotografica allestita presso il Quadriportico dell’Ex Ospedale Roncati in via Sant’Isaia fino al 20 ottobre prossimo. L’esposizione è il risultato di un lavoro fotografico che vuole raccogliere volti ed espressioni della comunità lesbica sudafricana e queer del Sudafrica, per dare voce a quella che l’artista definisce “una storia dimenticata”.

L’altra ospite attesa è invece Debra Chasnoff, documentarista statunitense vincitrice del Premio Oscar e che insieme all’associazione groudspark.org si occupa di omo\lesbo\transfobia nelle scuole. L’attivista, come lei stessa ama definirsi, incontrerà il pubblico bolognese domenica 23 settembre alle 18 dopo la proiezione del suo documentario “It’s Elementary”, dove viene raccontata la difficoltà di lavorare nelle scuole su soggetti legati all’omosessualità e alle tante azioni di ostracismo subite da parte di genitori e insegnanti.

Tante le proiezioni previste con 29 film, 7 lungometraggi narrativi, 10 documentari, 4 anteprime italiane, 3 prime mondiali. Due i riconoscimenti in palio: un premio dal pubblico e un premio della giuria. E non mancano i nomi di spessore. Il festival è infatti dedicato a Adrienne Rich, poeta e teorica femminista originaria degli Stati Uniti, scomparsa da pochi mesi e di cui verranno letti alcuni estratti nel corso dell’inaugurazione della kermesse. Grande attesa inoltre per la proiezione di “The Berlin Years 1984 to 1992” e “Difficult Love” di Audre Lord, attivista nera per i diritti delle lesbiche. Due i documentari a occuparsi di India con “I am” di Sonali Gulati e “365 Without 377”, di Adele Tulati. Sarà poi la volta della fiction con “Bye Bye Blondie” della francese Virginie Despentes e l’anteprima del canadese “Margarita”. E tra gli altri, non mancherà “Circumstance”, primo film lesbico iraniano che racconta di Atafeh e Shireen, due donne che vivono la loro sessualità lottando contro la repressione di Teheran.

Un programma ricco di appuntamenti quello di “Some Prefer Cake”, dove largo spazio è dato al cinema e all’arte, ma soprattutto alla militanza di registe e artiste che da lesbiche non hanno avuto altra scelta se non quella di lottare per la difesa dei propri diritti.