Essere definiti “band più rumorosa di New York” è una bella responsabilità. E se in fatto di noise, in senso lato ed in senso stretto, la Grande Mela ha fatto scuola, dai Velvet Underground ai Suicide, da Glenn Branca ai Sonic Youth, dagli Swans ai Cop Shoot Cop e così via, in realtà i punti di riferimento musicali degli A Place To Bury Strangers (nome alquanto immaginifico e carico di suggestioni, degno delle composizioni di un graveyard poet, di un qualche poeta sepolcrale del Settecento) hanno solo parzialmente a che fare con NYC e vanno invece ricercati senza esitazione dall’altra parte dell’Atlantico.

Ascoltando il primo omonimo disco di Oliver Ackermann e compagni, uscito nel 2007 dopo diversi anni di attività, non è molto difficile elencare le ovvie influenze del gruppo: la trimurti Joy Division, Jesus and Mary Chain, My Bloody Valentine. Insomma, quel retaggio che unisce idealmente il genio cupo e tetro di Ian Curtis al romanticismo distorto ed assordante di Kevin Shields e compagni, passando per le psychocandies dei fratelli Reid. Dalla Factory alla Creation, dal post-punk plumbeo al lancinante muro di feedback e distorsioni dei padri dello shoegazing. Ora – vadano pure a prendersi un caffè nel frattempo i sapientoni – sono sicuro che tra voi lettori c’è ancora qualcuno che si chiede cosa diavolo voglia dire questa strana parola, qualcuno talmente giovane o pigro da non aver ancora digitato questo termine (piuttosto ricorrente se seguite certa musica) nella mascherina del motore di ricerca.

Ebbene, letteralmente significa “guardarsi le scarpe”: solo che questi, all’epoca, mica se ne stavano fermi a fissarsi i piedi perché erano timidi o spauriti o cosa ma perché erano troppo impegnati a controllare gli effetti a pedale delle chitarre con cui edificavano poderose muraglie di melodie dissonanti. Cosa che a più di vent’anni di distanza da quei fasti vale anche per il gruppo newyorkese. E mica per scherzo: da dieci anni Ackermann gestisce in quel di Williamsburg, uno dei quartieri più cool di Brooklyn, la Death By Audio (nome azzeccatissimo), una piccola fabbrica di effetti a pedale nei cui spazi polivalenti trovano posto anche una sala di registrazione ed una sala concerti in cui si esibiscono fior fior di artisti. Gli splendidi congegni ideati e realizzati dalla voce e chitarra degli A Place To Bury Strangers, di cui potete osservare un ampio campionario su deathbyaudio.net, hanno denominazioni esilaranti, che si rivelano tutto un programma: da Fuzz War a Total Sonic Annihilation, da Soundwave Breakdown a Interstellar Overdriver. Non è arduo immaginare il motivo per cui gruppi come Lightning Bolt (idoli) e Nine Inch Nails se ne siano innamorati ma è da segnalare che tra i clienti vi sono anche Wilco e U2.

Torniamo brevemente alla discografia della band. It Is Nothing, brano d’apertura di Exploding Head (2009), secondo album degli A Place To Bury Strangers, inizia come un vero e proprio deferente omaggio agli autori di Loveless (e dell’altrettanto meraviglioso predecessore Isn’t Anything). Ed anche il cantato è generalmente conforme ai loro modelli di riferimento. Inoltre, l’avrete capito, questi non sono certo campioni di ottimismo: i loro pezzi illustrano eros e thanatos, sentimenti smarriti, cose che vanno sempre a finire male, teste che esplodono ed anche il loro nuovo album, pubblicato di recente dalla Dead Oceans ed intitolato Worship, si lancia sulle tracce della solitudine, della paura e della vendetta. Musicalmente le coordinate non sono cambiate moltissimo nel corso degli anni: magari alla tavolozza aggiungiamo ogni tanto pure una spruzzata dark à-la Cure e Sisters of Mercy, nonché di violento cinismo alla Trent Reznor, ed il gioco è fatto.

A Place To Bury Strangers in concerto a Sun Agostino, in via Berengario 20, nel cortile dell’ex ospedale Sant’Agostino di Modena, venerdì 21 settembre. Ad aprire il live di His Clancyness, l’ottimo progetto solista di Jonathan Clancy, cantante degli A Classic Education, appena rientrato da Detroit, laddove ha registrato, pochi giorni or sono, nuovo materiale che desta vivo interesse e trepidazione.