È tornato Silvio Berlusconi. L’anziano gagà con la camicia di fuori sotto la giacca assomiglia sempre più a un ballerino di fila dell’avanspettacolo del primo dopoguerra, più tirato che mai in faccia con gli occhi che quasi non si aprono. Il tentativo di cancellare il trascorrere degli anni in una donna mette tristezza, in un uomo è patetico. Tremende quelle inquadrature che lo hanno ripreso in primo piano durante la partenza per la crociera organizzata dal Giornale, lui sempre così attento alla sua immagine. Attorno al Cavaliere nulla è cambiato: il fido Bonaiuti, il menestrello Apicella e un paio di belle figliole. Il boss di Cologno era tentato di acquistare La7, nonostante il rischio di incorrere nell’Antitrust (la legge Gasparri glielo consentirebbe), aumentando così i multiplex delle frequenze tv Mediaset poter fare concorrenza nella pay-tv all’Hd di Sky, che da quest’anno, grazie a quelle affittate dal Gruppo editoriale l’Espresso trasmette in chiaro sul digitale terrestre (Cielo) i gol del campionato di Serie A, anticipando lo storico 90° minuto della Rai. Sembrerebbe che anche Sky si sia buttata nella mischia per La7. Con Michele Santoro testa di ponte? Ulteriore motivo di preoccupazione per il Cavaliere. Nella tv di Stato il dg Gubitosi aprendo tutti i cassetti della contabilità, ha scoperto che la Rai nei primi sei mesi del 2012 ha creato un buco di circa 140 milioni, portando l’indebitamento complessivo a oltre 400. La soglia del fallimento si avvicina sempre più. Bisogna intervenire al più presto nei confronti del governo per il recupero dell’evasione del canone (la più alta in Europa), che corrisponde più o meno all’indebitamento dell’azienda.

Con Passera al posto del dipendente di Mediaset Romani al ministero dello Sviluppo economico, l’operazione potrebbe essere fattibile, altrimenti a continuare con tagli lineari sui budget di reti e tg, come hanno fatto Masi e Lei, si rischia la definitiva rovina del prodotto Rai. Il Fatto Quotidiano lo scrive da un bel po’ che il bilancio 2011, chiuso con un attivo di 4 milioni da parte della Lei, era frutto di alchimie contabili e che la previsione sul 2012, approvata dal precedente cda (l’unico a contestare fu Rizzo Nervo che poi si dimise), era un grandissimo bluff. Chi ha sbagliato pagherà? Mentre l’attenzione è tutta sulla crisi, nel silenzio generale è passata la più grande liberalizzazione di tutti i tempi. L’Agcom ha deliberato la fine del periodo di transizione (il passaggio dalla tv analogica a quella digitale), in assenza di nuove leggi che il governo avrebbe dovuto varare entro il 14 luglio, dal 2 agosto, per costituire una tv digitale nazionale, avendo la frequenza, non occorre più dare un minimo di garanzie: essere una società o una cooperativa con capitale interamente versato non inferiore a 6 milioni e 200mila euro al netto dalle perdite di bilancio e avere un minimo di 20 dipendenti regolarmente assunti; per una tv locale il capitale era fissato a 155mila euro con 4 dipendenti. Siccome l’Agcom fa i regolamenti e non le leggi, tutto è stato cancellato, si potrebbe assistere a una seconda stagione da Far West televisivo come accadde negli anni Ottanta.

Il Fatto Quotidiano, 19 Settembre 2012