Nessun controllo esterno sui bilanci dei gruppi parlamentari. Ma era ieri. Dopo le polemiche oggi la Camera, come del resto aveva auspicato il presidente Gianfranco Fini, ha votato all’unanimità perché ci sia una verifica esterna. I bilanci dei gruppi della Camera quindi saranno sottoposti al controllo di società di revisione esterne come stabilito dalla giunta per il Regolamento di Montecitorio.

Nel corso della riunione si è deciso di approvare il testo dei relatori Gianclaudio Bressa (Pd) e Antonio Leone (Pdl) e integrarlo con il principio della verifica dei bilanci dei gruppi tramite una società esterna. Che sarà scelta dall’ufficio di Presidenza della Camera attraverso una gara: “Allo scopo di garantire la trasparenza e la corretta gestione contabile e finanziaria i gruppi si avvalgono di una società di revisione legale selezionata dall’ufficio di Presidenza con procedura ad evidenza pubblica” si legge nel testo. Questa “verifica nel corso dell’esercizio la regolare tenuta della contabilità e la corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili”. Per poi esprimere un giudizio sul rendiconto del gruppo. Ci sarà dunque un’unica società di revisione la cui relazione accompagnerà il rendiconto messo a punto dai singoli gruppi che verrà poi trasmesso al collegio dei questori della Camera, secondo la procedura già individuata nella bozza di modifica del regolamento messa a punto dai relatori Leone e Bressa.

Per tutelare il principio costituzionale della autodichia, cioè l’autogiurisdizione della Camera, la relazione della società contabile sarà trasmessa ai Questori e all’Ufficio di Presidenza che erogheranno i Fondi. “Così non c’è nessuna lesione delle prerogative della Camera” ha sottolineato Bressa. Che tuttavia ha messo in guardia dalle semplificazioni sull’idea dei controlli esterni, perché i controlli interni a Montecitorio vengono comunque effettuati non dai politici ma dagli Uffici della Camera: “se si presume che una società privata è più affidabile dell’Ufficio Bilancio della Camera, allora dobbiamo presumere che siano fasulli i bilanci della Camera dal 1946 ad oggi”. Secondo Fini è stata “colmata una grande lacuna sul controllo dei bilanci”. Per il presidente della Camera “l’unanimità dimostra che non c’è stato scontro tra chi voleva il controllo e chi no”e c’è “piena consapevolezza”. 

Ma sul provvedimento votato non tutti erano d’accordo: “Sono nettamente contrario. Per quale motivo dobbiamo farci controllare dall’esterno?” diceva questa mattina il senatore del Pdl, Altero Matteoli.“Noi dobbiamo dimostrare di saperci controllare da soli, senza bisogno di metterci nelle mani degli altri. Non facciamo demagogia. Fini sbaglia a dire che – spiegava – ci devono controllare gli altri. Dobbiamo controllare da soli e dimostrare alla pubblica opinione che i soldi che percepiamo per il funzionamento della politica sono spesi bene e proprio per questo fine”. La Lega, partito stravolto dallo scandalo sui fondi usati dalla famiglia Bossi, invece avrebbe voluto andare anche oltre la verifica esterna. Non basterebbe un controllo puramente contabile dei bilanci dei gruppi parlamentari da parte di una società di certificazione esterna, ma servirebbe anche un “codice di principi con le spese ammissibili” redatto dalla Corte dei Conti secondo il capogruppo del Carroccio, Giampaolo Dozzo.