“Non ci sono logiche di corrente dietro la nomina di Roberto Diacetti come nuovo ad di Atac“. Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno a ilfattoquotidiano.it spiega la scelta del nuovo amministratore delegato dell’azienda di trasporti capitolina, una Spa con 12 mila dipendenti. L’Atac, sotto la giunta Alemanno, ha vissuto la stagione della Parentopoli, dell’indebitamento finanziario (in parte ereditato) di oltre 200milioni di euro e dell’aumento a 1,5 euro del prezzo del biglietto. E ora saluta l’ingresso del sesto manager dopo la defenestrazione dei cinque precedenti in appena 4 anni, prima scelti e poi scaricati dal sindaco. L’ultimo in ordine di tempo è stato Carlo Tosti che ha pagato il caotico avvio della linea B1 della metropolitana. “Io – ha spiegato il sindaco Alemanno – procedo per diversi tentativi. Purtroppo fino a quando non si arriva sul campo è difficile vedere se questi risultati sono adeguati. Atac è l’azienda più difficile di Italia, molto più complessa della Fiat. In questi anni ha fatto un difficile percorso. E in un periodo di crisi come questo è un miracolo che si sia salvata e non abbia portato i libri in tribunale”. Intanto il nuovo ad Roberto Diacetti (area Tajani), attuale direttore di Risorse per Roma – dove resterà fino al 5 ottobre senza cumulo di stipendio per poi decurtarselo all’Atac del 10% – risponde a ilfattoquotidiano.it sulle competenze maturate nel settore dei trasporti: “Sono limitatissime, ma insegno all’università e mi piace studiare”  di Nello Trocchia