Il 41 bis? “Non c’è dubbio che è un regime di tortura e che la sua applicazione è un vulnus del nostro sistema giudiziario”. Parola di Nino Mandalà, fondatore e presidente di uno dei primi club di Forza Italia in Sicilia, già condannato in appello a otto anni di carcere per associazione mafiosa.

Mandalà, che gli inquirenti considerano boss di spicco di Villabate, è infatti tornato a scrivere sul suo blog, aperto due anni fa e poi “congelato” nel dicembre scorso dopo la sentenza di secondo grado, che gli aveva inferto otto anni di reclusione salvandolo però dall’arresto immediato. In attesa della pronuncia della Corte di Cassazione, che potrebbe questa volta riaprirgli le porte del carcere, quello che a Villabate tutti chiamano “l’avvocato” per la sua laurea in legge è tornato a lanciare i suoi messaggi in rete. Questa volta l’argomento del post datato 13 settembre 2012 è un tema molto caro a Cosa Nostra: il 41 bis, il regime di carcere duro per detenuti mafiosi.

“Mi rivolgo innanzitutto ai parenti delle vittime di mafia – è l’incipit del post di Mandalà – di essi condivido lo sdegno e comprendo l’ira, ad essi, se la Cassazione deciderà in via definitiva che sono mafioso, seppure estraneo alle loro sofferenze ma colpevole dell’identità inflittami, chiederò perdono”. Poi il presunto boss inizia a parlare del carcere duro. Con una premessa: “A ciascuno il suo, ai colpevoli l’espiazione della pena, ai giusti la pretesa del rispetto dei fondamentali diritti umani” Per Mandalà infatti “il rigore dell’espiazione non deve essere frainteso e confuso con la tortura, l’espiazione deve procedere senza sconti ma avendo riguardo per la dignità del colpevole e dei suoi familiari”. Quindi l’ex esponente di Forza Italia cita la condizione di suo figlio Nicola, uno dei vivandieri di fiducia di Bernardo Provenzano, condannato all’ergastolo per mafia. “Dal mio non invidiabile osservatorio percepisco che mio figlio non è più quello di sette anni fa e constato lo smarrimento di mio nipote costretto a sottoporsi al martirio del colloquio mensile col padre, il vuoto del suo sguardo”.

E dopo aver citato “la lezione dei Beccaria, dei Montesquieu, dei Locke”, Mandalà si spinge anche a fare un appello contro il 41 bis, chiamando in rassegna “uomini come il Capo dello Stato, campioni del pensiero liberale che hanno a cuore la tutela dell’individuo come Ostellino, luminari della scienza che hanno sostenuto la capacità dell’uomo di cambiare e di avere diritto ad una seconda opportunità come Veronesi, combattivi difensori dei diritti umani come Pannella, Della Vedova e Manconi, portatori di una concezione giuridica rigorosamente garantista come Pisapia e Ferrajoli, giornalisti intellettualmente onesti come Panza, Polito, Battista e carismatici come Scalfari”. Quindi le note da giurista. “Ad essi ricordo che l’Assemblea generale delle Nazioni unite con la risoluzione 39/46 del 1987 ha approvato una Convenzione contro la tortura e ha obbligato gli stati contraenti ad adottare una serie di provvedimenti in sintonia con la convenzione approvata”.

Una nota dura quella di Mandalà, primo condannato per fatti di mafia a gestire un blog, che riporta d’attualità il dibattito sul carcere duro, che i pm di Palermo considerano uno degli oggetti principati della trattativa a colpi di strage tra Cosa Nostra e pezzi dello Stato. “Non so quanto quanto possa valere il post di Mandalà, quel che è certo è che il regime di 41 bis è stato riconosciuto più volte dalla Corte Costituzionale come trattamento penitenziario utile a combattere Cosa Nostra”, è il commento del procuratore aggiunto Antonio Ingroia. Più allarmato invece la reazione del senatore Beppe Lumia, componente della commissione parlamentare antimafia: “La nuova generazione di Cosa nostra sta nell’organizzazione, si arricchisce, accumula potere, uccide con ferocia e spietatezza, come nel caso di Nicola Mandalà ed Ezio Fontana (sodale di Mandalà, ndr) , ma quando conosce il 41 bis si scopre garantista, fa voli pindarici su Beccaria e Montesquieu. Altro che cancellarlo, il 41 bis va potenziato: è stato un errore, infatti, chiudere le carceri di massima sicurezza di Pianosa e l’Asinara”.