Profitti all’estero per mantenere fabbriche anche in Italia: sembra questa la nuova ricetta di Sergio Marchionne per il futuro di Fiat. Secondo Cesare Damiano (Pd), “Fiat lo ha già fatto nel passato. Quando aveva le fabbriche in Brasile, si sapeva che lì andava molto bene. Se Marchionne pensa d’internazionalizzare la Fiat non vi è nessun problema, perché ci sono stabilimenti che possono andare benissimo,  fare profitti da investire per sostenere altre situazioni”. E aggiunge: “Ma io sono contrario alla delocalizzazione: cioè cercare nei paesi vicini nell’Est europeo, ad esempio, il minor costo del lavoro per poi chiudere le fabbriche in Italia”.  Inevitabile la domanda: come sta facendo in Serbia? Damiano annuisce e continua: “Fiat è nata a Torino, ha più di cent’anni e se Marchionne ha fatto un buon accordo con Chrysler è grazie al patrimonio di tecnologia, di sapienza e di esperienza e di operosità di quei lavoratori. Marchionne dica cosa intende fare”. Il deputato asserisce, infine, che il governo deve assolutamente convocare il manager della Fiat. E  conclude: “Io mi domando: è Marchionne che deve convocare il governo o il governo che deve convocare Marchionne?” di Manolo Lanaro