Anche le buone cause sono in crisi. Non di contenuti. Non di vocazione. Ma di quattrini. Oxfam lo sa bene, ma lo stesso continua a battersi per gli ultimi della terra.

La crisi mondiale che tutti stiamo vivendo colpisce sopratutto i più indigenti. Sono i poveri che diventano sempre più poveri. Non i ricchi che diventano meno ricchi. Siamo nel mezzo di una crisi alimentare gravissima. Complice la siccità che ha colpito pesantemente il Midwest americano, la Russia, l’Ucraina e altre aree del mondo, ci si attende un rialzo dei prezzi alimentari fino al al 50%. Sembra un bollettino di guerra. Per il Dipartimento dell?Agricoltura americano la produttività per acro del prossimo raccolto sarà la peggiore degli ultimi 17 anni.

Intanto il 40% delle scorte di mais degli Stati Uniti viene utilizzato per produrre bio/carburante. Gli Stati Uniti, il più grande esportatore mondiale di soia, frumento e mais, è in ginocchio. Il mondo sta combattendo contro un numero record di emergenze. I granai del mondo sono svuotati, le scorte sono esaurite e i fondi sono insufficienti: mancano all’appello 4,1 miliardi di dollari, secondo stime Onu. Un’altra siccità negli Usa entro il 2030 potrebbe far aumentare il prezzo del mais fino al 140%  al di sopra dei prezzi medi alimentari, che saranno probabilmente già il doppio rispetto ai prezzi attuali. Anche la siccità e le alluvioni nell’Africa del sud potrebbero far aumentare il prezzo di vendita di mais e di altri cereali grezzi fino al 120%. Con queste prospettive quanto verrebbe a costare un chilo di pasta? O un pasto? Visto che per la maggior parte dei popoli in povertà, la dieta (è proprio il caso di dirlo) quotidiana è costituita essenzialmente da una porzione di cereali. Nelle regioni del Sahel (Africa Occidentale), Sudan, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Afghanistan, Kenya, Zimbabwe  le comunità  che oggi vivono sulla soglia di povertà saranno trascinate ancora più in basso dai rialzi e dalla volatilità dei prezzi.

Quasi un miliardo di persone sono già troppo povere per sfamare se stesse. Saranno, come al solito, i più poveri della terra a  subire conseguenze drammatiche a causa dell’attuale impennata dei prezzi alimentari. Anche i paesi in via di sviluppo non ce la fanno a sopravvivere. Uno dei più colpiti è lo Yemen, che acquista all’ estero il 90% del grano. Qui 10 milioni di persone patiscono la fame e oltre 250.000 bambini  sono in pericolo di vita, causa la malnutrizione. E le famiglie sono costrette a far sposare le figlie anche di dodici anni  pur di avere una bocca in meno da sfamare. Oxfam non molla perché sanno bene che anche un piccolo atto di generosità verso la tutela del pianeta diventa per i più indigenti linfa preziosa. Sono appena partiti con la campagna “Come diventare ConsumAttori?” e nel dossier La trasformazione alimentare: il potere dei consumatori per creare un futuro alimentare equo illustra cinque passi, facili facili alla portata di tutti: ridurre i rifiuti alimentari, supportare i piccoli produttori, consumare meno carne, acquistare cibo di stagione, cucinare in modo intelligente.

Cinque buone azioni che, fatte a livello globale, possono contribuire a risanare un sistema alimentare al collasso, che lascia affamato ogni giorno quasi un miliardo di persone.

Fine della prima puntata. Continua…

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