È uscito proprio in questi giorni – su You Tube – un pezzo dei Sex Pistols: non aveva trovato spazio in Never Mind the Bollocks ma veniva suonato durante i concerti. La registrazione ufficiale in studio è rimasta sepolta per tutti questi anni negli scaffali della Virgin Records, tanto da supporre che fosse andata perduta. Bielsen Was a Gas, vede Johnny Rotten alla voce e Sid Vicious al basso; siamo nel 1977, il Punk era un fenomeno generazionale.

Saltando i convenevoli ed evitando accuratamente di raccontarvi “la rava e la fava” su cosa potesse rappresentare quel periodo (anche perché dovreste saperlo) è possibile chiedersi a chi dovrebbe interessare la notizia di tale recupero. Forse ai vecchi punkettari ora in giacca e cravatta? Ai cultori pronti a svenarsi per acquistare il cofanetto in uscita? Par di ricordare che Never Mind the Bollocks, uscì in edizione deluxe sia per il trentennale che per il ventennale e una versione a tiratura limitata venne prodotta anche per il decennale… ora, in attesa dei quarant’anni, si celebrano i trentacinque… In altre parole: “La Grande Truffa del Rock and Roll” non solo si rinnova sempre più velocemente ma ai giorni nostri è più viva che mai.

E meno male! Considerando la musica attuale, si può affermare che il tempo in cui essa era in grado di rompere il muro dell’indifferenza è a dir poco scaduto. Pensare di poter rivoluzionare il rock è quantomeno anacronistico, almeno nella misura in cui lo è ascoltare i Sex Pistols; le traiettorie che ne regolano il tratto, sono il frutto di corsi e ricorsi storici. E non si scopre certo l’acqua calda nell’affermare che le giovani band – bontà loro – non sanno proprio cos’altro inventarsi. La musica è “in coma vigile”, mantenuta in vita grazie a continue trasfusioni temporali: “una, cento, mille terapie” non la guariranno.

Manteniamo la calma, la situazione non è poi così drammatica, basta rivolgere lo sguardo in positivo magari accontentandosi. Nel 2012, qualche disco buono è uscito; se questo è vero,  qualche consiglio (giusto nove), val la pena spenderlo ma senza la pretesa di recensire alcunchè.

Si mettano un tappo in bocca i soliti criticoni o, se preferite, i soliti cialtroni, se lo tolgano invece, coloro che  lasciano spazio alla speranza; partendo magari dall’album dei Disappears, abili nel rievocare le torbide atmosfere di fine anni 70. I Fall sono ad un passo: gusto e personalità fanno realmente la differenza. E se per caso, durante l’ascolto, dovesse assalirvi inesorabile un certo prurito punk/post punk… ascoltatevi il disco dei Xray Eye Balls: Squalor Splendor incarna perfettamente quei clichè, tanto che ascoltandolo, vien voglia di riprendersi in mano Buzzcoks e compagnia bella.

E a proposito, temete particolarmente l’ora vicina al crepuscolo? Niente paura, a placare le vostre inquietudini ci pensano i Cloud Nothing; il basso profondo di certi passaggi farà la gioia “dei giòvani darkettoni”,  evocando, come d’incanto, i primissimi rigurgiti new wave.

Conoscete qualcuno “che si fa le canne”? Consigliategli  il disco dei Chromatics: tra psichedelia autorale e continui rimandi synth pop, “il viaggio” è assicurato.

Ci potrebbe stare anche il tentativo di ascoltare Old Ideas di Leonard Cohen ma fate attenzione, “l’originale” a volte può essere peggiore della copia e quindi siate celeri nel virare, magari sull’ultima fatica discografica di due sorelline svedesi niente male; si chiamano First Aid Kit e celebrano senza ritegno la tradizione cantautorale americana: poesia, testi assennati, melodia… Dylan è irraggiungibile ma il resto è realmente “ad un tiro di schioppo”.

Spazio anche al ritorno di Mark Lanegan. La gioventù – è risaputo – qualche segno lo lascia ma in questo caso ci si chiede davvero quanto convenga fare vita sana e ritirata; ascoltando le canzoni di Blues Funeral si scopre che il vizio è come il buon vino, invecchiando migliora. Indubbiamente tra i dischi dell’anno.

Vogliamo rivolgere lo sguardo in Italia? Restate tranquilli, anche alle nostre latitudini la pesca è ricca! Andrea Franchi non è un nome altisonante, non è neppure programmato dalle radio ma nonostante ciò, Lei o contro di lei rapisce per intensità e costruzione: tra echi di musica jazz e la miglior scuola cantautorale nostrana.

Sono ritornati gli XX, i quali hanno lavorato in sottrazione privando il proprio sound di tutte quelle declinazioni eighties che tanto erano piaciute all’esordio. Il risultato? Quel tratto era in verità un segno distintivo e sarebbe dovuto essere nutrito; Coexist involve dentro dinamiche sterili, lasciando soltanto intravvedere ciò che i ragazzi potrebbero arrivare a fare. Come dice Battiato: “La primavera tarda ad arrivare”, si aggiunga che ciò avviene soprattutto alla seconda prova su disco.

Nel frattempo, il solito dj qualunque “dopo aver fatto nove”, si interroga sulla possibilità di comprare il preziosissimo cofanetto di Never Mind the Bollocks e senza indugiare ulteriormente ha deciso che “striscerà” quanto prima la carta di credito nel suo negozio di fiducia, lasciandosi truffare ancora una volta… dai Sex Pistols.

9 canzoni 9 … per essere truffati “dai soliti noti”

Lato A

Reuters • Wire

Public Image • Pil

Shot by Booth Sides • Magazine

Disorder • Joy Division

Lato B

Jigsaw Feeling • Siouxie and the Bunshees

Primary • The Cure

I Travel • Simple Minds

Twilight • U2

Heartland • The Sound