Pierluigi Romagnoli, ex dirigente dell’Alenia, è stato arrestato su ordine del gip di Roma Simonetta D’Alessandro (lo stesso della vicenda Luisi, ndr) per bancarotta fraudolenta in relazione ad uno dei filoni dell’inchiesta sulla maxi-truffa a migliaia di risparmiatori della Capitale ordita dal consulente finanziario Gianfranco Lande. Secondo gli inquirenti Romagnoli deve rispondere, in concorso con Lande, con Andrea e Raffaella Raspi e con il commercialista Franco Pedrotti, della distrazione, dal patrimonio della Egp Italia (società in stato di insolvenza), di due milioni di euro percepiti in più tranche, attraverso bonifici da conti esteri della Egp France, su propri conti correnti italiani. In particolare: un milione e 910mila euro, tra giugno e dicembre 2009, finiti su un conto della Banca Finnat Euramerica di Roma, e altri 90mila girati il 23 novembre 2009 su un conto Bnl “senza alcuna giustificazione oggettiva”. Il tutto, allo scopo di procurarsi, secondo gli inquirenti, “un ingiusto profitto” con contestuale danno ai creditori ovvero i clienti-investitori.

I pm sono convinti che l’ex manager della società controllata da Finmeccanica abbia beneficiato di questo denaro “essendo socio in affari di Lande in diverse iniziative, a cominciare dall’affare Vector, relativo alla fornitura di 15 velivoli militari Eurofighter al governo austriaco”, nonché a sua volta cliente-investitore nella società Eim. Nel processo conclusosi lo scorso giugno con la condanna del consulente finanziario a 9 anni di reclusione (dopo una richiesta di 12 anni e 8 mesi di reclusione) Romagnoli figurava come parte civile, ma il Tribunale non lo ha risarcito.

Contemporaneamente all’arresto sono stati eseguiti sequestri e perquisizioni. In particolare il sequestro dell’80% di un immobile a Roma in viale dell’Umanesimo; una costruzione a Cortina d’Ampezzo e 90mila euro depositati su un conto bancario intestato all’indagato. Si tratta di beni acquistati, secondo gli inquirenti, con i soldi sottratti alla Egp.

Nel filone principale del procedimento tra i vip truffati da Lande c’erano anche Sabina Guzzanti che aveva dichiarato di aver perso 150 mila euro e David Riondino che al processo contro il consulente aveva dichiarato di aver usato lo scudo fiscale per rimpatriare soldi in nero.

Aggiornato da redazione il 15-12-16