Dimezzare gli stipendi Rai? Si può. Come? Gettando alle ortiche l’attuale contratto dei dipendenti dell’azienda e “abbracciandone” un altro, casomai quello delle telecomunicazioni (è una delle ipotesi sul tappeto) che fa capo al contratto collettivo di lavoro dei metalmeccanici, oppure quello delle tv private. In questo modo si otterrebbe di azzerare totalmente alcune delle attuali figure professionali e, soprattutto, l’azienda avrebbe risparmi molto pesanti sul fronte degli straordinari e delle “maggiorazioni” derivanti da lavoro notturno (e non solo). Il calcolo che è stato fatto è di un risparmio netto di almeno 350 euro a dipendente all’anno. Ma per la Rai tutto questo è un vero choc.

La “pazza idea” gira ormai da diverso tempo nella testa del direttore generale Gubitosi deciso a inserire nel nuovo piano industriale Rai (che presenterà a gennaio) un abbattimento pesante di una delle voci di maggior costo del bilancio, appunto quella del personale non giornalistico che pesa per 700 milioni l’anno (i dipendenti sono 11 mila). Gubitosi parte con un certo vantaggio rispetto ai lavoratori; il contratto in vigore è scaduto ormai da oltre 30 mesi e ogni tentativo di rinnovo con la passata gestione (quella di Lorenza Lei) è andato a vuoto. Dunque i vertici aziendali possono decidere in ogni minuto di disdettarlo. Adottandone un altro. Per i lavoratori della Rai, dunque, è in arrivo una piccola rivoluzione, sicuramente non gradita. Soprattutto sul fronte del portafoglio.

Perché l’azienda è decisa a riorganizzare in ogni modo la scansione temporale del lavoro, ridisegnando alcune figure professionali – anche oggi esistenti – attraverso una sorta di “integrativo aziendale” da contrattare con le parti sindacali, ma sicuramente partendo da una base economica ben più modesta di quella in essere, appunto quella dei metalmeccanici. La questione è stata discussa, poco prima dell’estate, dallo stesso Gubitosi con i segretari generali delle confederazioni sindacali (Cgil, Cisl , Uil e Ugl) e con il sindacati interni all’azienda (Libersind e Snater), ai quali il direttore generale avrebbe palesato la necessità di intervenire con tagli drastici sul fronte di “costo dell’occupazione non più sostenibile”. E davanti allo spettro di possibili licenziamenti di massa (anche con il ricorso ad una cassa integrazione che il governo Monti avrebbe approvato, in caso di necessità), i sindacati avrebbero fatto buon viso a cattivo gioco; meglio uno stipendio più basso che nessuno stipendio.

Non tutti, però. Il sindacato autonomo Snater è sul piede di guerra. “Non è affatto vero che il personale Rai non giornalistico rappresenta un costo da abbattere per l’azienda – sostiene Piero Pellegrino, segretario nazionale dello Snater – e sia Masi che la Lei hanno già tentato di farci digerire il cambio di contratto, che ovviamente abbiamo respinto; se anche Gubitosi cercherà di fare lo stesso, lo respingeremo con perdite”. Secondo i sindacati, d’altra parte, i veri costi del personale Rai risiedono nelle collaborazioni esterne, dell’ordine delle 45mila l’anno “che non hanno motivo di esistere – dice ancora Pellegrino – quando ci sono già 11 mila dipendenti; si cominci a tagliare da lì”.

C’è poi un altro aspetto: “Il contratto Telecom o Frt – sono sempre parole di Pellegrino – non consentono un tipo di mansione adatta alla qualità del lavoro richiesto al servizio pubblico; la Rai non è una tv commerciale, dunque ha bisogno di figure professionali definite che non rientrano nelle tipologie previste da quei contratti. E’ chiaro che la questione è inaccettabile”. Davanti all’ipotesi di un colossale ridimensionamento del personale Rai, Pellegrino è convinto che il fronte sindacale interno “si ricompatterà”, ma intanto nei palazzi Rai comincia a serpeggiare il malumore contro i nuovi vertici, “rei” di pensare a sfoltire i ruoli bassi e impiegatizi senza toccare il costo degli oltre 200 dirigenti. Gubitosi, però, ha in serbo qualche sorpresa: dopo Del Noce stanno per arrivare altri prepensionamenti eccellenti. Alcuni anche velati di giallo…