Episodio VI 

Mi piace pensare a me stessa come una donna intelligente e presente a se stessa, ma quando l’istruttore di kettlebell mi ha invitata a uscire, sarà stato il poco ossigeno al cervello dopo la lezione, o il fatto che ogni linea del suo corpo è sinuosa e lucente, ho farfugliato un “si certo” e sono anche stata soddisfatta di me. Stavo pensando “mangiami pure con tutta la lisca”. Questo forse non mi fa onore, ma è pur vero che bisogna dare una possibilità a questi uomini: c’è dopotutto un cervello dietro ogni deltoide ipertrofico, c’è della sensibilità nascosta tra le creste eliache, basta con i pregiudizi un tanto al chilo, mica saremo razziste, no? Si. Lo siamo.

I pregiudizi servono ad affrontare il mondo, non lo dico io, lo dice Wittgenstein. Se lo dice un austriaco pazzo che prendeva a sberle i bambini sarà vero no? Storicamente almeno si tende a non contrariare gli appartententi a questa categoria. In ogni caso, mi sono messa in trappola da sola: tu pensi che quando è in tuta un uomo così dia il meglio di sè, ma è con i jeans e la t-shirt bianca che veramente non ci capisci più un cazzo. Lungotevere, succo di frutta, musica di sottofondo, ratti da due chili e mezzo che ti passano accanto, conversazione che verte sugli effetti benefici del V-pump combinato con il Gravity ma tu, pensi soltanto a come puoi trasportare tutto quel ben di Dio in posizione orizzontale.

Per non sembrare la donna di facili costumi che invece sei, e ne sei anche fiera in alcuni casi, lo segui anche durante le lezioni di rebaund assassino, il trampolino che uccide, Zumba cardiac arrest, coreografata da Satana, e Thai-Box muerte lenta, dove finisci con così tanti lividi che mentre sei sicura che morirai per un’emorragia interna, speri che un’amica ti vesta di viola e marrone, così da essere almeno in tinta. Dopo tutto questo lui è ancora lì, bello come il sole, che prende e ti accompagna a casa ogni sera, ti sorride con i suoi denti perfettamente sbiancati e tu ancora ti chiedi come mai abbia scelto te, ma ti sei anche un po’ rotta i coglioni di essere accompagnata sotto casa ogni sera e prima di spaccarglieli con una testata quei denti perfettamente sbiancati, provi a chiedergli di salire per bere ancora qualcosa insieme.

“ No, non bevo alcolici, ma grazie”

“ Ti faccio un tè?”

“grazie, ma la teina non mi fa dormire”

“ questa mattina ho sfornato dei biscotti buonissimi”

“ho appena preso gli integratori, non posso mangiare nulla”

“ho comprato la tavoletta propriocettiva ma non la so usare bene”

“ah, ok allora salgo e ti spiego.Potevi dirlo subito no?”

Anni di strategia mi hanno fatto diventare un generale della prima notte. Dopo giorni di combattimento sfiancante in trincea, posso sferrare l’assalto finale. Mentre lui mi mostra un esercizio di equilibrio, trovo un contatto oculare che manda la scossa a ogni fibra del suo corpo, assolutamente inequivocabile, anche per le menti deboli come quella che ho davanti. Lui capisce, finalmente mi stringe tra le sue braccia, il mio cuore palpita come dopo cinquanta flessioni, il suo è nascosto dai prorompenti pettorali. Si avvicina, socchiude gli occhi, inclina la testa e mi bacia sulla fronte. “Domani mi alzo presto, non posso correre il rischio di alterare la mia attività metabolica. Buona notte e ci vediamo domani a lezione di step”. Bestemmio, bestemmio, non c’è altro da fare, mi ha lasciata senza parole e con le ovaie che urlano vendetta.

“Di quello di cui non si può parlare, si deve tacere” Anche questo lo diceva Wittgenstein. Vaffanculo a lui e agli studi di filosofia, che non mi aiutano a trovare il mio posto nel mondo. Anche stanotte dormo da sola.

 

di Francesca Piccoletti

il Misfatto, inserto satirico de Il Fatto quotidiano, 9 settembre 2012