La cosa che colpisce di più, tornando in terraferma dopo quasi due mesi di lavoro in mare, è rivedere il telegiornale. Il senso di colpa di aver perso il filo, che provo sempre, subito si estingue. Sembra che non sia successo niente. Stesse facce che dicono le stesse cose. Nessuna nuova idea. Nulla che consenta di sperare.

Bersani non mi ha ancora detto cosa pensa il PD delle coppie di fatto, del nucleare, della decrescita. Vendola e Di Pietro vanno a braccetto ma non si sa dove. Grillo, il cui programma in gran parte apprezzo, nel suo libro “Siamo in Guerra” scrive che vuole una democrazia diretta della gente ma poi vedo che di democrazia interna al movimento ne fa poca. La riforma elettorale è ancora dove l’ho lasciata quando mi sono imbarcato. Fini fa Casino, Casini sembra alla Fine. Monti dice che ce la faremo. Il TG di La7 apre sempre con la stessa battuta “Giornata decisiva per il nostro Paese e per la crisi” ma poi così decisiva non è mai, non più e non meno della seguente e della precedente. La Grecia che “oggi è l’ultimo appello” è ancora lì, non ha fatto default, e non si sa cosa debba accadere, perché il problema non è della Grecia ma delle banche francesi e tedesche ripiene di bond ellenici. Il problema è sempre di chi ha il credito, non chi ha il debito. Poi una manifestazione. Due sprangate della polizia. Basta.

Qualcuno ancora crede davvero in questo sistema economico e politico? PD, PdL, tutti pensano, sperano in una ripresa per poter ricominciare la sacra corsa ai consumi, per perseverare nella direzione sbagliata. L’Istat ieri parlava di un calo dei consumi del 3,5%. Questa è una grande crisi per il calo del 3,5% dei consumi? E’ meno di quanto dovrebbero calare in un mondo che cambia strada! Ben di più sono le stupidaggini superflue che legano mani e piedi ognuno di noi alla schiavitù del lavoro, al tempo rapinato, alla tumulazione delle nostre passioni profonde. Ben di più sono gli sprechi con cui avveleniamo il pianeta. Il calo dei consumi giusti sarebbe una crisi, quello sì, ma la contrazione dei consumi folli si chiama progresso!

Mi chiedo con che stato d’animo ci avviciniamo alle elezioni-farsa che ci aspettano. Mi chiedo come possa essere sempre tutto così allarmante, senza che capiti mai nulla. Mi chiedo come sia possibile che, in questo contesto, ci sia ancora qualcuno che ci crede. Guardo il pubblico alla chiusura delle feste di partito: applaudono, sventolano bandiere. Mi mettono addosso una grande pena. Con le calorie che bruciano agitando quei simboli vuoti, quante cose potrebbero fare, individualmente, per cambiare il loro mondo. E il mio. Adesso.