Un film del quale probabilmente nessuno aveva saputo l’esistenza ora provoca l’irritazione (che arriva alla minaccia esplicita nei casi di più acceso fondamentalismo) degli Stati a maggioranza musulmana, a prescindere dal “livello di democrazia”. Il più inquietante è il messaggio dei Talebani che dall’Afghanistan chiamano a raccolta i loro combattenti “per vendicarsi” sui soldati americani. 

A Kabul il governo afghano ha invece annunciato di aver bloccato l’accesso al sito Youtube nel Paese per impedire la visione del film. “Abbiamo ricevuto istruzioni dal ministro dell’Informazione e della Cultura. Abbiamo quindi ordinato a tutti i provider di bloccare Youtube, finchè il sito non toglierà il film ingiurioso”, ha detto Aimal Majan, un funzionario del ministero della Comunicazione e delle Tecnologie dell’informazione. La misura è stata adottata anche perché i talebani afghani hanno invitato i loro seguaci a “reagire duramente contro gli Usa” per “l’insulto al Santo Corano ed al Profeta Maometto”.

In un comunicato inviato ai media il portavoce Zabihullah Mujahid sostiene che “i mujaheddin dovrebbero rispondere alle forze americane sul campo di battaglia contro le azioni di quel governo”. Da parte sua il presidente Hamid Karzai ha sostenuto in un comunicato che “questa offensiva può creare un conflitto fra religioni e culture nel mondo e può mandare in frantumi la pace e la coesistenza fra i popoli”. Siamo convinti, ha concluso il capo dello Stato, che “il regista Sam Basil e il pastore Terry Jones ed i loro seguaci rappresentano solo una minoranza che non è espressione di nessun altro”.

Dall’Afghanistan all’Iran: a Teheran il ministero degli Esteri iraniano ha “condannato il blasfemo film anti-Islam girato negli Stati Uniti destando sdegno nel mondo islamico”. L’Iran è una repubblica islamica fin dalla sua nascita, nel 1979, in contrasto con gli Stati Uniti. Il portavoce del ministero ha sottolineato che gli Usa portano la “responsabilità” di impedire che film ignobili come quello sul profeta feriscano l’Islam. “La Repubblica islamica dell’Iran condanna fermamente l’oltraggio” fatto “all’islam e patito assieme alla nazione islamica” che da questo ne risulta “ferita”. Il “silenzio sistematico e continuo del governo americano di fronte a questo tipo di atti ignobili” è “la ragione centrale della continuazione di tali atti”, ha aggiunto il portavoce sostenendo che “il governo americano ha la responsabilità di fermare tale tendenza pericolosa”.

E ancora l’Egitto. La presidenza denuncia con “fermezza il tentativo di insultare il profeta Maometto” e condanna le persone che hanno prodotto “questa opera estremista”, ha detto il portavoce Yasser Ali, spiegando che il presidente Mohamed Morsi ha incaricato l’ambasciata egiziana negli Usa ad adottare le misure giuridiche contro i produttori del film. “La presidenza – ha aggiunto – afferma il rispetto e difesa del diritto di esprimersi e manifestare pacificamente nel quadro della legge”.

Oltre che al migliaio di persone scese in strada al Cairo (dov’è stata anche strappata la bandiera Usa dell’ambasciata), manifestazioni sono avvenute anche a Tunisi: alcune decine di persone appartenenti a gruppi integralisti islamici – soprattutto giovani barbuti e donne che portavano il velo integrale – hanno protestato davanti all’ambasciata statunitense a Tunisi.