Siamo in un magnifico Paese: compiendo il gesto più scaramantico contro la crisi – dondolarsi le palme e le rughe in quel di Malindi al dolce sole di settembre nel resort foderato in pelle di leopardo di Flavio Briatore – a Berlusconi gli sono ricresciuti d’un colpo i capelli, l’umore e i sondaggi.

Spassarsela in Sardegna non poteva: sembrava brutto tuffarsi nelle sue sette piscine proprio in faccia agli operai di Alcoa e ai minatori del Sulcis che anche lui ha preso in giro, in questi ultimi vent’anni, lasciandoli scavare buche nella sabbia del lavoro assistito, in attesa che ci cascassero dentro.

L’Africa dei satrapi gli giova. E gli giova la zuffa quotidiana in cui i partiti si contendono il cortile dei giochi italiani (che chiamano pomposamente “riforme”) mentre i tecnici adulti e anche tetri provano ad avvitare qualche pezzo della crisi, riuscendo benissimo a smontare un altro po’ di democrazia. Litigano a sinistra e si sbandano a destra. Bersani si sgola, Fini e Casini si svuotano, fantasmi ricompaiono, Buttiglione, la Binetti, persino Rutelli. Rimanendo assopito nel suo lungo dopopranzo, il Caimano risale dal baratro in cui ci ha cacciato. E agli italiani migliori già manca.

Il Fatto Quotidiano, 12 Settembre 2012