amaranto


 

 

 

 

 

 

Una serena sazietà mi ha soddisfatto infinitamente. Con duecento grammi dei suoi semini l’ho fatto cuocere in brodo di due cipolle affettate finemente e rosolate, in olio extravergine, fino al color oro. Solo a quel punto ho aggiunto un spicchio di aglio tritato, peperoncino secco frantumato, un cucchiaino di Curcuma e una bella macinatura di pepe nero. Poi acqua, poco più di mezzo litro, e una costola di sedano, anch’essa affettata finissima. Sì, non ho resistito e ci ho aggiunto tre piccoli pomodorini spezzettati e un cucchiaio di prezzemolo tritato.

L’amaranto in trenta minuti è giunto a cottura. Poi, come regola comanda, l’ho fatto riposare per altri dieci. E così, dopo che si era ulteriormente rigonfiato, l’ho servito in due abbondanti ciotole orientali per godermelo con una cucchiaiata dietro l’altra.

Cibo perso e, per mani sante, ritrovato da più di quarant’anni.
Da non usare in contemporanea con proteine di cui abbonda lui medesimo.
Prossimamente vi racconterò il suo utilizzo nel mio liquido passato di pesce.
Specialmente se qualcuno mi sa indicare chi ne possiede di fresco, sto cercando le sue foglie, che si possano usare come spinaci……. grazie.