La dengue è una malattia ampiamente rappresentata nei Paesi tropicali: nelle Americhe, dove numerosi focolai sono stati riscontrati anche quest’anno nella regione Caraibica, ma anche gli Stati meridionali degli Usa non sono risparmiati, è presente inoltre nel Sud Est Asiatico e in Africa sub-Sahariana. Quest’anno è stata segnalata anche in un Paese occidentale. Il Keelpno (Centro di controllo epidemiologico greco) ha comunicato che un uomo di 80 anni originario del villaggio di Agrinio in Grecia, situato nella parte nord occidentale del Peloponneso, è morto per dengue in un Ospedale di Patrasso.

La validità clinica di questa diagnosi di dengue attende un’effettiva conferma , in quanto è stata segnalata su siero del paziente la contemporanea presenza sia di anticorpi anti dengue che di anticorpi anti West Nile Virus (un altro flavivirus, come anche il virus della Febbre Gialla, che determina una malattia caratterizzata in alcuni casi da interessamento del sistema nervoso centrale, della quale sono stati riportati diversi casi in Grecia questa estate). Sono in corso inoltre esami di sangue per verificare se membri della sua famiglia o abitanti del villaggio o di quelli viciniori abbiano anche essi contratto tale malattia. Contemporaneamente all’inchiesta epidemiologica è partita anche quella entomologica per rintracciare i vettori e isolare il virus dagli insetti.

La dengue è determinata da un flavivirus in genere trasmesso da una zanzara, Aedes aegypti, segnalata negli Stati meridionali degli Usa, ma non in Europa. In realtà può essere trasmessa anche da Aedes albopictus, comunemente chiamata “zanzara tigre asiatica”, presente in Europa da diversi anni ormai, che ha però un’efficienza di trasmissione considerata inferiore rispetto alla prima. Probabilmente questa minore efficacia come vettore risiede in alcune differenze ecologiche e comportamentali tra le due zanzare, più che in quelle più precipuamente entomologiche. La presenza dell’insetto non è limitata al bacino del Mediterraneo, ma è stata riscontata anche in Europa del Nord fino in Germania, Belgio e Olanda. La zanzara tigre asiatica è anche considerata uno dei vettori, il principale è Culex pipiens, del virus del Nilo occidentale e che appunto è l’altra malattia sospettata nel caso in oggetto.

“Si tratta di una malattia che non abbiamo visto per molti decenni”, ha detto il dottor Sotirios Tsiodras del Centro greco per il controllo delle malattie e la prevenzione. Era stata infatti descritta come presente in Grecia in alcuni focolai per diverse estati nel corso degli anni ’20 del secolo scorso.  Nel 2010, casi di dengue sicuramente autoctoni sono stati riportati in Croazia e in Francia. Ma come può essere arrivata la malattia in Europa? Probabilmente attraverso dei viaggiatori o dei migranti portatori del virus. L’ipotesi della trasmissione verticale del virus dalla zanzara infetta alla prole è piuttosto controversa.

La diffusione accertata di West Nile Virus e quella da confermare di dengue, depongono per un quadro in progressiva e veloce mutazione epidemiologica delle malattie trasmesse da insetti o altri artropodi, che stanno acquisendo nuovi habitat nel bacino del Mediterraneo, anche e non solo in coincidenza di mutamenti climatici che ne favoriscono l’attecchimento. La mia convinzione però è che i servizi sanitari dei Paesi rivieraschi siano in condizione, almeno se continuano a mantenere gli standard attuali, di sorvegliare e di far fronte a qualsiasi emergenza futura.

La dengue, che ricordiamo, nella maggioranza dei casi decorre asintomatica, si manifesta clinicamente, dopo un periodo di incubazione in genere di non più di sette giorni, con una sintomatologia simil influenzale: febbre ingravescente, cefalea, artromialgie diffuse, un esantema della cute morbilliforme, ma più sfumato e diffuso prevalentemente al tronco e in misura minore sugli arti. Si può avere un interessamento più o meno spiccato delle alte vie respiratorie, magari accompagnato da tosse secca, edema palpebrale e linfadenopatia alle principali stazioni; si possono anche delimitare alla palpazione organi ipocondriaci leggermente aumentati di volume. In laboratorio in genere si riscontra anche leucopenia e trombocitopenia, in taluni casi anche piuttosto spiccata, che però non necessita di trattamento. Le Ast e le Alt possono generalmente essere elevate, non più di tre, quattro volte la norma. La diagnosi di laboratorio si pone con la ricerca sierologica degli anticorpi specifici della classe IgM e con la Pcr. In genere i sintomi perdurano dai dieci ai quattordici giorni e la malattia tende ad attenuarsi spontaneamente, senza sequele. Non c’è un trattamento specifico. Si consiglia di ristabilire, se necessario, una normale idratazione e di assumere paracetamolo alle dosi abituali, mentre l’acido acetilsalicilico sarebbe da evitare per la possibilità di provocare delle emorragie. Alcuni casi possono dar luogo a complicazioni primitive epatiche e/o a carico del sistema nervoso centrale, ma sono rare. I casi gravi vanno trattati appropriatamente in situazione intensivistica, e la tempestività di tale intervento può essere decisivo per evitare esiti letali.

Le forme gravi, potenzialmente letali se non trattate, dette Dhfs (Dengue Hemorragic Fever Syndrome), si manifestano in soggetti, per lo più in età pediatrica, che hanno acquisito l’infezione più di una volta nel corso della vita, come avviene quasi esclusivamente nei nativi di zona endemica. Esistono infatti quattro diversi sierotipi di dengue, per cui l’immunità conseguente all’infezione con un sierotipo non proteggerebbe nei riguardi di un sierotipo differente, ma al contrario sarebbe suscettibile di scatenare una sindrome da alterata coagulazione su base immunitaria, determinata dallo scatenamento di una vera e propria “tempesta citochinica”, tale da metter a repentaglio la sopravvivenza dei malati.

Fortunatamente la Sanofi Aventis sta mettendo a punto un vaccino per la dengue, che appare a buon punto nella sperimentazione: si trova in fase III. Si spera possa entrare in commercio già in milioni di dosi entro il 2015. Molto dipende dall’effettiva copertura antigenica, che sembrerebbe assicurata per tre sierotipi su quattro del flavivirus. Questo comunque, secondo la società produttrice, non pregiudicherebbe la possibilità per il vaccino di proteggere contro la DHFS. Sarebbe una notizia splendida per tanti bambini nativi dei Paesi endemici che sono esposti a questo rischio letale.