Amici, volevo scrivervi oggi su questa pagina personale non come primo ministro, ma come cittadino e come padre”. Pessimi consiglieri, quelli che circondano il premier portoghese Pedro Passos Coelho. Non fosse bastato l’annuncio in diretta tv a reti unificate, venerdì sera prima della partita della Seleção con il Lussemburgo (assente Cristiano Ronaldo, che da una settimana si dichiara “triste” per oscuri motivi, provocando attacchi di bile a chi pensa al suo stipendio di 12 milioni di euro l’anno), il capo del governo di Lisbona torna alla carica, questa volta su Facebook. Cerca la complicità dei suoi compatrioti per l’ultima stangata, una delle più dure imposte al paese da quando, un anno e mezzo fa, il Portogallo si è affidato alle cure della troika per ottenere un “resgate”, un salvataggio da 78 miliardi di euro. In questo caso, si tratta di un taglio generalizzato dei salari, 7 per cento in meno per tutti i lavoratori (conseguenza della decisione di aumentare dall’11 al 18 per cento i contributi previdenziali).

“È un passo necessario e indispensabile nel cammino verso una soluzione reale e durevole dei problemi”, scrive un premier che poi si firma, familiarmente, “Pedro”. Ma non sono molti a gradire il tono presumibilmente “affettuoso” del politico insieme al quale non avrebbero piacere a prendere neanche un caffè. In appena due giorni, arrivano più di 36mila commenti. Parecchi sono irripetibili, gli insulti si sprecano. Ce n’è per tutti i gusti: ladro, fascista, bugiardo, incompetente, parassita. “Pedro, sei un truffatore di alto livello”, dice uno. “Amico? Con amici come lei, chi ha bisogno di nemici?”. C’è chi cita il celebre discorso d’investitura di Ronald Reagan: “Non sperate che la soluzione venga dal governo. Il governo è il problema”. Non mancano gli inviti molto espliciti: “Signor primo ministro (Pedro): se davvero vuole aiutare il Portogallo, si dimetta”. C’è chi lo liquida semplicemente come un “pagliaccio” o “pinocchio” e chi chiama alla mobilitazione di piazza, allo sciopero generale.

Ma, nell’ultimo anno, il paese è stato paralizzato già due volte dalle proteste sindacali, senza che gli scioperi inducessero in alcun modo il governo di centro-destra a rivedere le proprie posizioni. Anzi, Pedro Passos Coelho – leader del Partito socialdemocratico, la stessa formazione politica del presidente della Repubblica Anibal Cavaco Silva – è andato avanti per la sua strada non solo applicando, ma spesso anticipando le richieste che venivano dalla Bce, dalla Commissione europea e dall’Fmi. Più tasse, aumenti delle tariffe, tagli selvaggi allo stato sociale, privatizzazioni, blocco totale degli investimenti in infrastrutture. Con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Non solo i portoghesi sono più poveri e la disoccupazione è in costante aumento. Gli obiettivi di rigore finanziario sembrano allontanarsi sempre più.

Il Fatto Quotidiano, 11 settembre 2012