Le lezioni sono riprese da appena una settimana, nel distretto scolastico di Chicago, il terzo più grande degli Usa. Le trattative tra la Chicago Teachers Union e il board del distretto scolastico, invece, vanno avanti da mesi. Domenica notte le trattative si sono bloccate e la presidente del sindacato, Karen Lewis, ha annunciato: “Lunedì non ci saranno insegnanti della Ctu nelle scuole di Chicago. Non siamo riusciti a trovare un accordo che potesse impedire lo sciopero degli insegnanti”. E’ la prima volta in un quarto di secolo che gli insegnanti della Ctu entrano in sciopero. E non è una buona notizia, né per gli studenti, né per il presidente Barack Obama – che a Chicago ha iniziato la sua carriera politica. Tanto che il sindaco di Chicago, Rahm Emanuel, è stato anche capo dello staff presidenziale.

“E’ stata una decisione difficile e avremmo voluto evitarla – ha detto Lewis ai cronisti che aspettavano l’esito delle trattative – Ma in questa città dobbiamo fare le cose in modo diverso se vogliamo dare ai nostri figli l’istruzione a cui hanno diritto”. Allo sciopero, approvato dal 90 per cento dei membri della Ctu, dovrebbero partecipare quasi 30 mila persone, tra insegnanti e personale amministrativo, e davanti alcune scuole pubbliche sono anche previsti picchetti di protesta.

Secondo la controparte, rappresentata da David Vitale, presidente del consiglio scolastico degli istituti pubblici, “agli insegnanti è stato offerto tutto il possibile, non abbiamo soldi in più per le loro richieste”. Il quotidiano locale Chicago Tribune riferisce che i rappresentanti del consiglio avrebbero modificato le loro proposte una ventina di volte, durante le trattative notturne di domenica, ma non è bastato a scongiurare lo sciopero. Anzi, secondo il Tribune, proprio l’intervento del sindaco Emanuel avrebbe fatto precipitare le cose, perché tra lui e la segretaria del Ctu corre pessimo sangue. Il sindacato degli insegnanti di Chicago ha deciso di scioperare per chiedere un aumento salariale, una migliore copertura sanitaria, ma soprattutto contro la politica scolastica del sindaco che negli ultimi anni ha aumentato il numero delle cosiddette chartered school, scuole con fondi pubblici e gestione privata: delle 118 scuole di questo tipo nel distretto, nessuna dovrebbe essere bloccata dallo sciopero, che invece colpirà duramente le 144 scuole interamente pubbliche, che però dovrebbero essere aperte tra le 8,30 e le 12,30.

Nella maggior parte delle chartered schools, il sindacato non è presente e secondo Lewis è intenzione del sindaco aumentare il numero di questo tipo di istituti proprio per indebolire il sindacato e poter continuare con la politica di tagli all’istruzione che ha colpito Chicago, come molti altri distretti scolastici degli Stati Uniti, negli ultimi anni di crisi e riduzione di spese. I numeri sembrano dare ragione ai sindacati: secondo i dati del distretto scolastico, infatti, nelle scuole superiori della zona, solo il 60 per cento degli studenti arriva alla fine del ciclo di istruzione, con la gran parte degli abbandoni concentrati nei quartieri più poveri. La media nazionale statunitense è del 75 per cento. Una cifra che arriva al 90 per cento negli istituti dei quartieri ricchi di Chicago. 

Secondo il sindacato, la colpa è dei tagli che hanno comportato un aumento del numero degli studenti in ogni classe: la media è 25 studenti, ma ci sono casi di scuole che arrivano a 35 studenti per aula. Troppi, dicono gli insegnanti, per garantire un’istruzione adeguata. Tra il sindacato e il consiglio scolastico si era arrivati vicini alla rottura anche in passato, in particolare nel 2003 e nel 2007, al momento del rinnovo del contratto collettivo. In quei casi però lo sciopero era stato evitato all’ultimo momento. Stavolta, invece, ha pesato la volontà del consiglio (e del sindaco) di non andare oltre il 2 per cento di aumento in busta paga, mentre i sindacati chiedevano il 4, e soprattutto di non voler ridiscutere i programmi di tagli di personale e chiusura di istituti.

L’ultimo sciopero degli insegnanti di Chicago risale al 1987 e durò 19 giorni. Oggi, con la campagna elettorale per la Casa Bianca in piena corsa, è difficile che una protesta così rilevante politicamente possa trascinarsi per troppi giorni. Qualcuno dovrà cedere, presto e in entrambi i casi, potrebbe essere una grana per Obama: se cede il sindaco, il presidente potrebbe essere attaccato per il suo rapporto con Emanuel; se cedono gli insegnanti, allora potrebbe essere la sua politica di tagli a finire sotto il fuoco degli avversari. In mezzo, gli studenti e le famiglie, che hanno ricevuto un avviso pubblico che le invitava a “cercare soluzioni alternative” per i propri figli finché lo sciopero non sarà concluso.

di Joseph Zarlingo