“Non avremo bisogno di chiudere alcun ospedale”. L’assessore lo ribadisce. Finisce l’estate e anche in Emilia Romagna si presenta lo spettro della spending review che, secondo i dettami del governo dei tecnici, mieterà 4 mila posti letto sommando le nove province. “La dotazione oggi è di 4,6 per mille abitanti, mentre i parametri imposti dal ministero della sanità sono 3,6 per mille. Secondo Roma andrà eliminato il 20 % dei 20 mila posti attuali”, spiega Carlo Lusenti, assessore regionale competente chiamato a fare i conti con i fondi statali sempre più esigui. La speranza tuttavia è che lo Stato prenda atto della situazione di altissima immigrazione ospedaliera (la più alta del Paese) dalle altre parti d’Italia, con persone che arrivano fin sulla via Emilia per curarsi. “Se ci viene riconosciuta tutta la mobilità che affrontiamo si potrà arrivare a un taglio del 4 per mille”.

La chiusura dei piccoli ospedali sembrerebbe scongiurata, anche se ancora non è chiaro come queste piccole realtà continueranno a esistere. La parola d’ordine di Lusenti è riorganizzazione. “Dobbiamo dare più risposte alla cronicità, dare più presa in carico, meno gestione in acuto e in modo residenziale attraverso lo strumento dei posti letto”. Proviamo a tradurre: si cercherà di curare i malati prima che arrivino in ospedale in condizioni critiche e diventi indispensabile ricoverarli. Lusenti su un altro punto è più chiaro e sembra voler dire che i margini per tagliare ci sarebbero ancora: “Il numero dei posti letto è uno, il numero dei ricoverati in quei posti letto è un altro. Ed è molto inferiore”.

Ma sono i tagli ai finanziamenti a preoccupare maggiormente. Tra il 2012 e il 2015 a livello nazionale ci saranno tra i 22 e i 23 miliardi di euro in meno per la sanità. È il frutto delle due manovre estive varate nel 2011 dal governo Berlusconi, per circa 17 miliardi di euro. Il resto deriva appunto dai 7 miliardi, da qui al 2015, risucchiati dalla spending review dei tecnici. Il 7,4 % di questi fondi, molto più di un miliardo di euro, sarebbe toccato all’Emilia Romagna.

Inizialmente il ministero della salute, guidato da Renato Balduzzi, parlò di una chiusura automatica degli ospedali con meno di 120 posti letto (o, secondo altre versioni, di 80). Poi è prevalsa la linea della riduzione dei posti letto in modo orizzontale, non penalizzando i singoli ospedali.

In provincia di Bologna, ancora nei giorni scorsi si è parlato di tre ospedali a rischio: San Giovanni in Persiceto, Budrio e Bentivoglio, con il primo in pole position per essere chiuso. Due cliniche a rischio anche a Piacenza e tre in provincia di Rimini. Ieri Lusenti, ospite della festa de l’Unità di Bologna, ha rassicurato che a decidere è la Regione e quei presidi non scompariranno.

Ma i danni ci saranno ugualmente. Solo in provincia di Modena, per fare alcuni esempi, secondo la Cgil la spending review del governo Monti causerà una riduzione di almeno 350 posti letto che, aggiunta ai tagli ai finanziamenti, potrebbe avere effetti drammatici anche sui posti di lavoro, con una riduzione di oltre 500 addetti alla sanità (operatori socio-sanitari, infermieri, medici) e ai servizi ausiliari, come la ristorazione, le pulizie e la vigilanza. E forse tutti questi lavoratori non potranno essere “riorganizzati”.