Il peggioramento del Pil certificato oggi dall’Istat non comporterà “ulteriori aggiustamenti” dei conti pubblici. Lo  ha assicurato il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, in una conferenza stampa a Parigi dopo un incontro con il collega francese Pierre Moscovici.  “Abbiamo visto i dati pubblicati dall’Istat, che riguardano il primo semestre del 2012, speriamo che il secondo sia migliore”, è stato l’auspicio del ministro che si è detto “consapevole che siamo di fronte ad una congiuntura negativa, ad un rallentamento dell’economia globale”. Dunque, ha sottolineato, “entro il 20 settembre avremo l’opportunità a livello ufficiale di rivedere le nostre stime“. Quanto alla smentita dell’ipotesi che il peggioramento del Pil possa comportare ulteriori aggiustamenti di bilancio, Grilli ha spiegato che ” i nostri obiettivi sono studiati e resi definitivi in termini di obiettivi strutturali, quindi questo peggioramento non modificherà il raggiungimento degli obiettivi strutturali, per questo non ritengo necessari ulteriori aggiustamenti”.

Risposta ribadita anche a chi chiedeva se anche l’Italia potesse decidere di seguire la proposta del presidente francese François Hollande di una tassa patrimoniale. “Visto che non abbiamo intenzione di adottare nuove misure, questa non è la sede per commentare”, ha tagliato corto. Grilli ha inoltre ribadito che l’Italia non accederà agli aiuti della Banca centrale europea sotto forma di acquisto di bond di Stato. O almeno, non lo farà ”nell’attuale contesto”. Giovedì 6 il ministro in seguito al via libera del direttivo dell’Eurotower  al nuovo piano di acquisti dei titoli di Stato dei Paesi in difficoltà a nuove condizioni da decidersi caso per caso,aveva infatti dichiarato che “l’aggiustamento fiscale raggiunto dall’Italia è strutturale, non c’è bisogno di ulteriori sacrifici”, precisando che al momento non vede la necessità di ulteriori manovre correttive. Quanto al tema della condizionalità per ottenere gli aiuti,  Grilli è tornato a chiarire che questa “dipende da Paese a Paese” e comunque anche “un calendario più preciso” per la realizzazione degli obiettivi chiesti da Bruxelles “può essere parte di questa condizionalità”. In ogni caso, il ministro ha ribadito, come già spiegato più volte anche dal commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn, che le condizioni rientrano “sempre all’interno del quadro delle raccomandazioni specifiche per Paese, non ci si va a inventare altre cose”.

Dal canto suo Moscovici ha detto che il prossimo Consiglio europeo ”non può essere un consiglio business as usual, dovrà essere un consiglio in cui si trovano soluzioni”.  Sul caso greco, in particolare, Moscovici è tornato a invitare Atene a “rispettare gli impegni”, ma ribadendo che l’uscita dall’euro “non è un’opzione”. Tra Italia e Francia c’è una“grande convergenza” e una “visione identica su tutti i grandi temi” legati alla crisi dell’euro, gli ha fatto eco Grilli.