L’applauso più fragoroso dei militanti arriva quando l’obiettivo è Beppe Grillo. Fino a un anno fa, era Silvio Berlusconi. Lo sbaglio di chiamarlo ‘fascista’ non lo fa più, ma nel comizio finale della Festa democratica a Reggio Emilia l’affondo al comico genovese è durissimo: “I modelli personalistici e plebiscitari l’Italia li ha già pagati abbastanza e non deve pagarli più. Sono modelli per cui qualcuno suona il piffero e il popolo lo segue”. Poi il parallelo tra Grillo – mai nominato con nome e cognome – con l’uomo di Arcore è esplicito: “Mediamente questi personaggi sono miliardari”.

In pochi minuti l’eccitazione dei militanti è a mille. Prima il riferimento alla vicenda del fuorionda di Giovanni Favia: “Qualcuno si accorge che anche la Rete può ospitare meccanismi di controllo. Adesso comincia a venirgli il dubbio”. Poi, parlando di primarie, Bersani lancia un’insinuazione verso il Movimento 5 stelle: “Provino loro a farle, anche i loro elettori hanno voglia di partecipare, o pensano di mandarli alle nostre?”.

Per il resto la parte iniziale del comizio di oltre un’ora è una preparazione alla candidatura a premier. Prima chiude con poche parole all’ipotesi di un governo Monti-bis e contemporaneamente si candida ufficialmente a guidare in persona il prossimo governo. “Tocca solo agli italiani decidere chi governerà e noi siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità”. Così segretario del Pd mette subito un freno alle voci che si rincorrono in questi giorni su una replica di un governo con a capo il professore della Bocconi, magari con il vincitore delle elezioni a fare il vice presidente. O almeno il leader dei democratici ci prova, parlando ormai da prossimo candidato premier.

Un candidato, Bersani, ancora senza un’alleanza chiara. Dal palco non nomina mai tutti i possibili alleati. Non Nichi Vendola, non Pierferdinando Casini. Ma è proprio al segretario di Sel che il politico piacentino ricorda la responsabilità di governare. “Noi ci prenderemo impegno per il governo di questo Paese, che questa volta – dice il segretario ricordando la litigiosa esperienza dell’Unione prodiana – che non tollererà incertezze, ambiguità o divisioni”.

Il calore dei militanti, in migliaia accorsi a tutta Italia, del resto non manca. “Siamo pronti a governare il Paese”. Lui li incita ancora. “C’è chi tenta di sbarrare la strada al Pd, ma non passerà”. Lo ripete due volte Bersani quel no pasaran. Forse sa che la sua leadership è un fortino da difendere contro attacchi di ogni tipo. Quelli del sindaco rottamatore Renzi a cui riserva parole al vetriolo “Qualità e merito non li garantisce il segretario a nemmeno il primo che passa per strada”. Poi affonda: “La generosità significa che prima c’è l’Italia, poi il Pd poi le proprie ambizioni personali, questo vale per tutti anche per me che non mi sono messo al riparo da una regola”.

Poi il segretario lancia la sua personale agenda Bersani: innanzitutto una nuova bicamerale “per riformare la seconda parte della Costituzione con certezza, questa volta, di un esito positivo”. Il segretario del Pd è poi tornato sul tema dei matrimoni gay. ”Non c’è ragione che si neghi agli omosessuali italiani il diritto all’unione civile o a una legge contro l’omofobia”. Poi i diritti degli immigrati al cui tema il segretario riserva il ‘colpo di scena’ finale. Finito il comizio, una bimba di 4 anni, originaria del Ghana, Ambra, lo va a salutare. E la scena per i fotografi, serena, pacifica. Pier Luigi se le gusta: da domani si ricomincia con la campagna per le primarie e Renzi, che già risponde: “La rottamazione? Se loro vanno a casa noi non lo diremo più”.