Un fallimento. Ecco in cosa rischia di trasformarsi l’esperienza di Milan Lab. Costruito nel 2002 per volere dell’ad Galliani e del chiropratico Jean Pierre Meersseman, al costo di quasi 5 miliardi delle vecchie lire, Milan Lab avrebbe dovuto essere un ‘rivoluzionario’ centro medico specializzato: un laboratorio che avrebbe dovuto prevenire gli infortuni attraverso l’analisi di dati e parametri fisici individuali, atti alla creazione di allenamenti specifici. Eppure, dieci anni dopo, ascoltando proprio le parole dette da Galliani dopo le prime due partite di campionato – in cui il Milan ha perso per infortunio muscolare prima Robinho e poi Montolivo (senza contare Pato, fermatosi in allenamento) – si scopre che “il problema del Milan sono gli infortuni. Viaggiamo al ritmo di un infortunio muscolare a partita. Lo sanno l’allenatore, il preparatore atletico e il medico sociale. E lo sappiamo noi. Vediamo che cosa si può fare”.

La società preferisce non commentare, ma i numeri sono impietosi, e parlano da soli. Secondo il Corriere dello Sport, dei 71 infortuni che l’anno scorso hanno interessato il Milan, ben 39 sono stati di origine muscolare. Secondo l’analisi della Gazzetta dello Sport, inoltre nella stagione appena conclusa le assenze dei giocatori nel Milan sono state 307 in 38 giornate di campionato, con una media di 8,07 a partita. Il doppio di quelle dell’Inter (179) e della Roma (154), sei volte tanto quelle del Napoli (71) e della Juve (44). Un eccidio che evidentemente le analisi e i dati di Milan Lab non hanno saputo interpretare.

Il dottor Piero Volpi ha spiegato a ilfattoquotidiano.it che “in generale negli ultimi anni il trend degli infortuni è in aumento a causa delle troppe partite e, soprattutto in Italia, dell’avanzata età media dei giocatori. Poi certo, nei casi specifici, influisce la preparazione atletica, e magari anche il fatto di averla cambiata questa preparazione”.

E infatti il Milan, dopo che l’anno scorso ha finito il campionato a ranghi ridotti perdendo lo scudetto proprio per questo – al di là del gol di Muntari o della sconfitta nel derby – quest’anno ha cambiato uomini e metodi. Da quest’estate il club rossonero ha un nuovo preparatore atletico: si tratta di Simone Folletti, voluto da Allegri che lo aveva con sé anche a Cagliari. Mentre il vecchio preparatore Tognaccini è stato ‘promosso’ a responsabile di Milan Lab. Detto fatto, quest’anno si è già partiti con 7 infortuni, di cui i 3 muscolari citati sopra, e in totale gli assenti a Milanello sono 10.

Ma al di là della contingenza, guardando i numeri proposti dalla Gazzetta, si nota come il Milan nelle ultime stagioni sia sempre in pole position (o al massimo al secondo posto) per il numero di infortuni patiti. Una serie impressionante di stop che va ben oltre il tipo di preparazione, e che chiama quindi in causa l’organizzazione della società rossonera. Anche perché non si spiegherebbe altrimenti come, dopo 15 anni con lo stesso capo dello staff medico, dal 2003 ne siano stati cambiati quattro .

Suonano quindi pretestuose le polemiche dell’ultim’ora tra Galliani e lo staff tecnico sulla situazione infortunati, che nascondono in realtà un malcontento che ha radici diverse e che rischiano di nascondere l’annoso problema Milan Lab. A partire dalla ‘morìa’ dello scorso anno, preceduta dai clamorosi casi di Cassano (difetto cardiaco) e Gattuso (paresi sesto nervo cranico): situazioni in cui non solo è mancata la prevenzione, ma anche la diagnosi.

O si può risalire ai frequenti dolori alla schiena che hanno tenuto Nesta lontano dal campo per buona parte delle ultime stagioni, o gli infortuni di Ronaldo e la pubalgia che affliggeva Kakà nell’ultimo periodo, fino a fargli dichiarare in un’intervista a un giornale brasiliano: “Sono migliorato più una settimana in Nazionale che in cinque con il Milan”. Per non parlare del fenomenale caso di Pato, che negli ultimi due anni e mezzo è stato fuori per oltre 400 giorni per colpa di 15 diversi infortuni, per lo più di tipo muscolare. Già che sono stati cambiati allenatori, preparatori, medici e perfino l’erba di San Siro, forse sarebbe il caso di intervenire su Milan Lab.