Michelle Obama
Michelle Obama alla Convention Democratica - Foto: LaPresse

Non è per fare il bastian contrario a ogni costo, ma le immagini viste nei tg dell’intervento di Michelle Obama alla convention democratica, i toni entusiastici ed encomiastici che l’hanno accompagnato, i commenti dei quotidiani il giorno dopo, mi hanno lasciato perplesso. Certo la signora ha detto cose condivisibili, la sua retorica è stata quella che si addice a una convention, più che giusto il fine ultimo del suo intervento: la rielezione di Obama.

La sola ipotesi di una soluzione diversa fa venire i brividi. Ma quello che non capisco è il ruolo, la sua presenza in quanto “moglie di” e mi sorprende che nessuna delle molte donne, che giustamente e costantemente stanno in guardia, anche su questo giornale, per denunciare ogni lesione della dignità della donna, abbia detto qualcosa in proposito. Il problema, infatti, è proprio femminile. Se una donna è capace e intelligente, ha cose da dire e idee da realizzare, ebbene, allora scenda in campo (mamma mia! che espressione mi è uscita fuori), si faccia eleggere e assuma ruoli politici.

Andare alla più grande manifestazione politica della “più grande democrazia del mondo” come moglie a dire che il marito è il più bravo o a ribadire il proprio ruolo di madre non mi sembra un bell’esempio per la condizione femminile del XXI secolo. Forse il fine giustificherà – il prossimo novembre – i mezzi, forse tutto ciò è inevitabile nella nuova dimensione della politica personalizzata e spettacolarizzata, ma a me resta una domanda: con la democrazia rappresentativa che l’Europa ha inventato, difeso e qualche volta perfino applicato, tutto questo che c’azzecca? E anche un’altra: non è che per rendere più umani i politici, per avvicinarli alla gente, ci sentiremo presto anche noi in dovere di ricorrere a questi teatrini?