Auspicavo, qualche giorno or sono, che Grillo ascoltasse di più il movimento. Favia ha spiegato, in poche e incisive parole, perché questo non accade. Il sistema piramidale a cui è improntato il movimento 5 stelle pare permettere ben pochi dibattiti interni e sopratutto una autonomia da infante alle persone elette.

Ora, nessuno si deve rallegrare di questa palese verità. Perché tutto ciò che di buono è stato fatto rischia di essere vanificato. E non mi riferisco tanto alla attività politica istituzionale ( tutta ancora da verificare ) ma alla costante e sommersa attività di sensibilizzazione tesa a pre-pensionare quella generazione di politici che, a differenza dei padri, ha disfatto l’Italia.

Le accuse che stanno piovendo sulla testa di Favia servono, però, a individuare la vera fragilità del movimento. Che risiede in una utopica visione della politica tutta tesa alla purezza e riluttante nei confronti di qualsiasi forma di collaborazione con il male ovvero i partiti.

Il fondamentalismo di tale posizione porta con se la spiegazione di come, una organizzazione politica, non può che declinarsi come un unicum il cui decisore finale non è il cittadino ma, bensì, il proprietario della stessa. Che sia Grillo o Casaleggio poco importa, quello che ci deve importare è il modello che nasce così perché ha, nel carisma del capo fondatore, limiti e punti di forza.

Tutte le organizzazioni che nascono su leadership carismatiche si trovano, ad un certo punto della loro esistenza, a dovere fare i conti con una scelta tragica; uccidere (metaforicamente ) il padre per consolidarsi e andare avanti o rinunciare, accettandone quale atto di fede, la dittatura.

Al movimento, ai leader locali del movimento la difficile scelta. L’alternativa sarebbe un passo indietro del leader carismatico, in tempi e modi concordati, che lo trasformerebbe in gigante in un mondo di nani.

Chi vivrà vedrà.