Il denaro non costa uguale per tutti. E non è una questione internazionale che sa di spread, bce e cose simili, ma un tema squisitamente domestico. In Italia, è un dato di fatto, ci sono prestiti e prestiti, debitori e debitori, interessi e interessi. Il signor Bambilla sul finanziamento da 1 milione di euro per la sua fabbrichetta brianzola, per esempio, paga almeno il 6% di interessi, ovvero 60mila euro. A qualcun altro, invece, la stessa somma costa molto meno: si va da uno sconto minimo che porta gli interessi a 55mila euro a un massimo che li fa scendere a 20mila euro. Gli esempi non mancano, con una matrice comune: lo sconto è piu alto dove le somme in gioco sono talmente grosse da mettere in difficolta la banca in caso di insolvenza.

Un esempio per chiarire. Ricordate Luigi Zunino, il viticoltore di Nizza Monferrato che nel primo decennio del secolo si lanciò in una serie di operazioni immobiliari coinvolgendo tra gli altri Danilo Coppola? Alla fine del 2011 la sua ormai ex Risanamento ha iscritto a bilancio debiti verso banche per un totale di 1,259 miliardi di euro. Nel 2010 l’esposizione totale verso gli istituti di credito era ben superiore, 1,839 miliardi, ma il prestito obbligazionario convertendo emesso nel giugno del 2011 per 261 milioni ha contribuito non poco a ridurre il debito. Il convertendo è stato sottoscritto da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Montepaschi e Bpm (le principali banche creditrici divenute poi azioniste della società) a un tasso del 3% per i primi tre anni e del 4% fino alla scadenza, prevista per il 31 dicembre 2014. Gli interessi verranno convertiti in azioni alla scadenza o liquidati nel caso di rimborso anticipato. Considerati i tassi di mercato e la situazione dei mercati, per Risanamento si tratta dell’ennesimo regalo da parte delle banche.

Se poi si calcola il costo medio dell’indebitamento bancario del gruppo i risultati sono sconfortanti. Sommando gli interessi sui finanziamenti bancari e gli interessi passivi sui mutui pagati nel 2011 e dividendoli per la media dei debiti verso banche tra fine 2010 e fine 2011 si ottiene un misero 2,34%. Considerando che in media un imprenditore italiano paga alle banche il 6,2%, lo spread tra Risanamento e l’economia reale è pari a 380 punti base. A favore di Zunino, furbetto dalle mille vite coccolato dalle banche anche più di colossi produttivi come Pirelli che nel 2011 ha dichiarato a bilancio un costo medio del debito (incluse le emissioni obbligazionarie) del 5,5%. Più o meno lo stesso tasso applicato a Fiat che, si legge nelle presentazioni trimestrali, ha pagato nel 2011 un interesse medio del 5,6% contro il 5,3 dell’anno passato (prima della scissione di Fiat Industrial).

La parabola della Risanamento suona come una beffa per quella categoria di aziende che oggi, più che mai, si sente esclusa dal sistema. E’ il famoso tessuto della piccola e media impresa, protagonista di una certa retorica sulla “forza del sistema italiano” che stona però con una realtà molto diversa. E’ la solita, celebre, “base della Confindustria”, l’esercito degli artigiani, dei piccoli e medi imprenditori, di tutti quelli, insomma, che la crisi la vivono sempre di più allo sportello. “Negli ultimi 12 mesi abbiamo assistito a una nuova stretta sui sistemi di controllo, nelle banche italiane c’è una tendenza ad attribuire sempre maggiore importanza al rating di impresa – spiega un operatore bancario del Nord Italia – Il guaio, poi, è quando l’impresa lavora per un unico grande cliente: in quel caso è considerata molto rischiosa. Un anno fa, un imprenditore che lavorava esclusivamente per la Fiat, ad esempio, poteva ottenere il 70% del finanziamento richiesto. Oggi arriva al 20%. Solo che così si crea una distonia di sistema, un circolo vizioso, perché i grandi gruppi si riforniscono anche dalle piccole imprese. E se queste ultime saltano? Come si fa?”.

Ma la beffa di sistema, se così possiamo definirla, non riguarda solo gli imprenditori. Per rendersi conto di quanto pesi la stretta creditizia, in realtà, basta tentare di comprare una casa. Gli ultimi dati della Confartigianato sono avvilenti. A maggio 2012 il tasso di interesse medio si è attestato al 4,12%, un aumento di 103 punti base (1,03%) rispetto a un anno fa, 62 in più rispetto alla media europea. Nei primi tre mesi del 2012, ha rilevato a luglio un’analisi di Assofin, Crif e Promteia, le erogazioni di mutui sono calate del 47% (quelle per il credito al consumo sono diminuite dell’11%). Acquistare un’abitazione, insomma, è sempre più difficile e i costi del finanziamento sono sempre maggiori. E allora la domanda si impone: come se la passano i protagonisti della nostra bolla immobiliare? Che tassi sostengono per restituire, con calma, i debiti milionari (e miliardari) contratti con le banche?

Prendiamo il Gruppo Coppola. Nell’estate del 2011 il suo debito complessivo ammontava a 393 milioni di euro, ma dall’agosto di quell’anno, per effetto degli accordi di ristrutturazione, si scende a meno di 143 grazie all’accordo con l’Agenzia delle Entrate che gli stralcia buona parte dei 275 milioni di crediti che ancora vantava nei confronti del Gruppo accontentandosi di una transazione da 40 milioni. Ma a venire incontro all’immobiliarista di borgata Finocchio c’è anche la Banca Popolare di Lodi (gruppo Banco Popolare) che con oltre 90 milioni è il primo creditore privato di Coppola (Unicredit è esposta per circa 23). L’istituto gli accorda uno sconto da 15 milioni. I restanti 75 saranno restituiti entro il 2016 ad un tasso di interesse annuale che non potrà eccedere il 2%.

Anche Zaleski non se la cava male. Alla fine del 2011 la Carlo Tassara ha un debito con le banche pari a 2,93 miliardi di euro. Di questi 1,33 sono coperti da garanzie “di carta” (rappresentate da parte delle azioni quotate di proprietà di Carlo Tassara, cui si aggiungono le azioni di Eramet), come a dire che i crediti in standstill, ovvero congelati e sottoposti al piano di rientro, sono più del doppio delle garanzie. Quanto paga dunque il finanziere vicino al presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli? Tutto il debito è condizionato dall’Euribor, il tasso interbancario di riferimento del mercato europeo.

Secondo l’ultimo bilancio, lo spread applicato dalle banche è stato aumentato di 175 punti base (1,75%) con possibili aumenti da penale in caso di mancato raggiungimento dei traguardi di riduzione del debito stesso. Nella peggiore delle ipotesi, la Carlo Tassara sconterebbe sul suo debito un interesse pari al tasso originale aumentato di 2,15 punti percentuali. Domanda: a quanto ammontava il tasso originale? Se si prende il bilancio del 2010, che fotografa la situazione di Carlo Tassara prima dell’ennesima modifica dell’accordo di standstill con le banche creditrici, che ha portato all’introduzione delle penali, il calcolo del costo medio del debito bancario per Tassara porta ad un tasso ancora più basso di quello calcolato per Risanamento e pari a circa l’1,2%. Nel 2011, grazie alle penali previste dall’ultimo accordo, il tasso medio è salito al 2,7%, che rimane comunque fuori mercato, fortemente vantaggioso per il gruppo del finanziere franco-polacco.