Finalmente le casse dello Stato saranno rimpinguate dagli introiti di centinaia di milioni di euro, quali proventi delle sanzioni amministrative in previsione per l’abbandono in luoghi aperti al pubblico di “cicche” (mozziconi di sigarette e gomme da masticare). Dalla spending review alla chewing review.

E’ iniziata la discussione di 2 disegni di legge in commissione ambiente della Camera, volti a introdurre sanzioni pecuniarie serie per chi getta tali rifiuti. Il tema può suscitare ilarità ma invece è particolarmente serio e sarei lieto di vederne la soluzione, non solo con l’introduzione della sanzione amministrativa ma poi con l’effettivo e costante controllo del rispetto della normativa e dunque con l’applicazione inflessibile delle sanzioni.

Quanto ai chewing gum, è sufficiente fare un giro a Milano, in c.so Buenos Aires, i cui marciapiedi sono stati interamente rifatti, allargati, con materiale di pregio, (demenzialmente ignorando di predisporre le piste ciclabili, ma nella precedente giunta): ecco in poco tempo sono divenuti un patchword di gomme da masticare che ne hanno deturpato colori e pregio. Migliaia di bolle grigionere per un paio di chilometri. Così in tutta Italia, hanno deturpato le città d’arte, a testimonianza di una diffusa imbecillità e soprattutto di un disprezzo per tutto ciò che è pubblico. Dubito infatti che a casa loro (degli imbecilli, s’intende) i pavimenti siano una bisazza di chewing gum.

Il problema dei mozziconi è gravissimo. Partiamo da dati concreti: in Italia i fumatori sono circa 1/3 della popolazione adulta (dati a mio avviso sottostimati) e nel mondo (soprattutto occidentale) pure. In Italia abbiamo circa 15 milioni di fumatori (nel mondo presumo circa 1,5 miliardi). I dati medi indicano 20 sigarette/giorno fumate, di cui la maggior parte in ambiente esterno. Procedete alle moltiplicazioni e arriverete a dati mostruosi tanto per i residui, i c.d. rifiuti (in realtà di fatto “speciali”, a prescindere da classificazioni formali) e in termini di sostanze inquinanti rilasciate (dalla nicotina al catrame, dai metalli pesanti alle sostanze acide), tanto di peso quanto di inquinanti dell’aria (ivi inclusi i particolati).

Secondo dati dell’Istituto Superiore di Sanità solo in Italia ogni giorno si stimano 140 milioni di mozziconi dispersi nell’ambiente e 51 miliardi all’anno. Secondo dati dell’Enea in Italia abbiamo dai mozziconi 324 tonnellate all’anno di nicotina e 1.440 tonnellate di catrame condensato dispersi nell’ambiente. Un allarme per la salute pubblica e un costo (economico e sociale) enorme. Personalmente ho osservato e conosco 2/3 fumatori su 100 che non gettano mozziconi nell’ambiente (urbano e non: spiaggia, mare, campagna, montagna) con nonchalance. Fumare può essere considerato un diritto ma è “condizionato” e non legittima certamente il getto/lancio del mozzicone. Invece è la prassi.

Tuttavia sempre meno accettata e finalmente presa seriamente in considerazione quale illecito. Ogni estate assisto – con rabbia schiumosa sino allo sguardo censore – alle centinaia/migliaia di persone che allegramente fumano in spiaggia in mezzo ai bagnanti (ed ancor peggio in faccia ai propri bimbi, soprattutto se in tenera età, poveri innocenti) e poi con fare normale spingono il mozzicone sotto la sabbia. Magari ivi sostando per ore, poi ricomponendosi lasciando decine di mozziconi sparsi. Questi tristi soggetti considerano infatti che: a) dove c’è sabbia c’è posacenere; b) la rena è autodepurativa e in pochi istanti digerisce i mozziconi; c) la spiaggia è comunque privata tale da poterla deturpare a piacimento; d) tutto ciò è ben gradito dagli altri.

Sovrastati, essi, solo dai più incivili e imbecilli: quelli che lanciano il mozzicone in acque limpide. Ne ho visti tanti, e purtroppo di ogni strato culturale. Ho visto luoghi di incantevole bellezza, dove occorre entrare in punta di piedi e in religioso silenzio per contemplarne la magia, deturpati, sfregiati da mozziconi, a volte decine, centinaia. Ecco, ritengo sia giunto il momento di stroncare radicalmente questa prassi retaggio di una incultura radicata, tristemente accettata anche dai non fumatori i quali non possono ergersi a guardiani di ogni gesto incivile senza rischiare di scatenare i peggiori istinti dell’uomo.

Fumare non è un diritto incondizionato. Impone di rispettare i divieti e impone di rispettare il buon senso. Le regole della civile convivenza impongono di rispettare i beni pubblici e di non nuocere alla salute altrui con microatti ripetuti, diffusi, che per errore si ritengono leciti. Tuttavia è opportuno che intervenga nettamente il legislatore e che poi la normativa non cada nel vuoto. Come troppo spesso accade in Italia.