Boris Island AirportIn questi giorni i media di tutto il mondo stanno seguendo le vicende riguardanti il rimpasto del governo britannico. Tra le varie notizie c’è quella  della conferma di George Osborne come Chancellor, una decisione che ha fatto venire  i  brividi  al partito laburista e alla maggior parte dei sudditi di Sua Maestà. Il povero George non è amato, e i fischi sonori ricevuti lunedì sera durante la premiazione ai giochi Paralimpici sono la conferma dei dati ricavati da un sondaggio del Guardian: il non 48% degli elettori non apprezza le strategie del Chancellor e vorrebbe fosse sostituito.

Quello che mi ha stupito però è  stato un’altra cosa, per me un fattore importante, cioè quello del cambio del ministro dei Trasporti. Il cambio di comando in questo ministero potrebbe passare come una cosa normale in qualsiasi rimpasto di governo, invece in questo caso conferma quello che da qualche tempo si discute in questo paese, cioè del problema britannico dei trasporti, in  particolare quello degli aeroporti londinesi, e il fatto che la coalizione non sappia gestire la cosa. Da anni ormai si discute del fatto che Londra ha bisogno di una migliore struttura aeroportuale se vuole confermarsi come primo scalo europeo. La discussione è accesa e coinvolge un po’ tutti, politici, uomini d’affari, ambientalisti e gente comune, ma ancora non è venuta fuori un’idea che metta tutti d’accordo.

Le idee sono:

1) Terza pista e ampliamento di London Heathrow;

2) La “Boris Island”, un mega aeroporto costruito sull’estuario del Tamigi e collegato con treni ad alta velocità;

3) Utilizzo più intelligente dei cinque aeroporti già esistenti ed eventuale espansione di London Stansted e London Gatwick.

La battaglia è combattuta specialmente su quale tra l’idea numero uno e la due sia la migliore. La numero tre venne accennata più tardi come alternativa ma mai pienamente considerata.

Come è consueto tante discussioni non hanno portato a niente di concreto e la spaccatura tra i sostenitori dei due progetti aumenta sempre di più. Il cambio di ministro dei Trasporti ha riacceso polemiche e fatto capire che non solo il governo non sappia come risolvere la questione ma anche che neanche all’interno dello stesso partito Conservatore siamo d’accordo su una linea comune da adottare. Qualche ora dopo l’annuncio dei nuovi ministri, il sindaco conservatore londinese, e probabile futuro leader del partito, Boris Johnson, ha sonoramente accusato Cameron di fare un “U-turn” sul piano aeroportuale. Johnson è il promotore del nuovo mega aeroscalo, sarcasticamente chiamato dai media “Boris Island” ed è contro la terza pista ad Heathrow.  

Dopo l’annuncio della rimozione del ministro Greening, sostenitore della non espansione del primo scalo della capitale, il primo cittadino di Londra ha puntato il dito contro Cameron dichiarando che il governo vuole abbandonare le promesse fatte e inviare ancora più aerei nel centro di Londra. La discussione è ben lontana dal trovare una soluzione che renda tutti felici. Il povero nuovo ministro Patrick McLoughlin ha dichiarato alla stampa di essere “eccitato e felice” per il ruolo ma sa bene di trovarsi con una gran patata bollente tra le mani, schiacciato da entrambi i lati delle due fazioni e con un Premier che non riesce a imporre la propria linea. Sembra solo un cambio di gestione quello al ministero dei Trasporti, invece potrebbe rivelarsi una delle mosse fondamentali per il futuro di Cameron a Westminster.

Cristian Sacchetti, studente alla University of Westminster e giornalista freelance