Per chi ancora non lo sapesse, #30eLode è il nome della petizione che chiede al Parlamento italiano di inserire il limite di 30 km/h all’interno di tutte le aree residenziali d’Italia ad eccezione delle arterie di scorrimento, cioè nient’altro che il recepimento anche in Italia della raccomandazione del Parlamento Europeo del 27 settembre 2011.

A tre giorni dalla campagna, sono stati in molti a criticare questa proposta dicendo che “se nessuno rispetta il limite di 50 km/h, figuriamoci il limite di 30 km/h”. Chi solleva queste obiezioni ha pienamente ragione: sarebbe da ingenui pensare che un cartello in più sia in grado di modificare la realtà delle nostre strade, ma sarebbe ancora più da ingenui pensare che standosene con le mani in mano rimbrottando perché sulla strada si cade come mosche senza chiedere alla politica di fare quello che deve fare (recepire una raccomandazione del Parlamento Europeo) la situazione possa cambiare.

Una volta introdotto il limite di 30 km/h, gli amministratori locali saranno liberi di scegliere se piantare un cartello in terra e confidare nella ragionevolezza dei propri concittadini, oppure di mitigare il traffico introducendo misure di traffic calming, ovvero rotatorie, chicane obbligate, restringimenti di carreggiata che costringerebbero chi guida ad andare necessariamente piano all’interno dei centri abitati (ad eccezione delle arterie di scorrimento).

Noi italiani siamo talmente abituati a pensare male di chi ha il compito di amministrare le nostre città che neppure ci viene in mente che le cose possano essere fatte e nel modo migliore. È il caso del quartiere Mirafiori Nord di Torino e anche del Comune di Milano, dove l’assessore alla mobilità, Pierfrancesco Maran ha annunciato di voler convertire in zone 30 l’area interna alla cerchia dei Navigli, non con un cartello, ma intervenendo direttamente sulla forma e struttura delle strade interessate semplicemente spostando verso il centro della carreggiata i parcheggi per le auto, ricavando in questo modo anche delle sicure piste ciclabili.

Volendolo spiegare per immagini, con il limite di 30 km/h, le strade delle nostre città, se la petizione verrà accolta, rischiano di cambiare più o meno in questo modo (ad eccezione delle arterie di scorrimento).

Qualche esempio di traffic calming

Non male, vero? 

Un’ulteriore obiezione che viene presentata alla petizione è che sarebbe solo un modo per i comuni di “fare cassa” sulla pelle degli automobilisti. Ma anche qui ci si sbaglia perché per la legge italiana gli autovelox fissi possono essere utilizzati solamente sulle strade di scorrimento, ovvero proprio quelli per cui la petizione chiede l’eccezione ai 30 km/h.

A tutti coloro che, invece, ritengono che trasformare una strada “normale” in una “zona 30” costi una fortuna, voglio mostrare l’esempio di quanto realizzato a Reggio Emilia con quattro spicci.

 

Una strada residenziale di Reggio Emilia prima e dopo la "cura" #30eLode

Avere Zone 30 in tutta Italia comporterà molti benefici per tutti e pochissimi svantaggi, salverebbe molte vite umane ed eviterebbe tante scocciature. Firma anche tu al link: www.change.org/30eLode