Compie un altro passo avanti l’inchiesta sulla cessione da parte del Comune di Milano di quote Sea al fondo F2i di Vito Gamberale, indagato dalla Procura di Milano per turbativa d’asta. Negli uffici della società di gestione degli aeroporti milanesi di Linate sono arrivati gli uomini delle Fiamme Gialle, su ordine del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, per acquisire una serie di documenti. Nell’inchiesta è indagato anche l’ex ad di Società Autostrade, e Mauro Maia, socio nel fondo per le infrastrutture. 

In questo ulteriore capitolo dell’indagine c’è una consulenza da circa 100 mila euro pagata non dal Comune di Milano ma da Sea alla Appeal Strategy & Finance srl, società di cui è presidente e azionista di riferimento Alessandro Profumo, ex ad Unicredit e ora presidente di Mps. Nel decreto di perquisizione si fa riferimento, infatti, a una consulenza conferita il 14 settembre dell’anno scorso da Sea ad Appeal Strategy & Finance srl, società di cui l’ex banchiere è socio al 70%, mentre la restante percentuale è in mano alla L & P Investimenti riconducibile a un professionista romano, Isidoro Lucciola. A tale società è stato l’incarico di “advisory in relazione ai rapporti con gli azionisti” in vista della cessione delle quote del 29,75% da parte di Palazzo Marino a F2I. Nel decreto di perquisizione il procuratore Robledo scrive che “non risulta chiara l’effettiva motivazione che ha spinto la società in questione ad assumersi il relativo onere economico per un incarico concernente un’operazione posta in essere da terzi”. Insomma la Procura vuole capire perché tale consulenza è stata pagata direttamente da Sea (le cui quote sono state vendute) e non dal Comune di Milano venditore del pacchetto azionario. Per questo le Fiamme gialle, per ricostruire questo capitolo dell’indagine più ampia nella quale sono indagati Vito Gamberale, ad del fondo e il suo socio Mauro Maia, hanno perquisito e raccolto carte negli uffici della Sea di Linate tra i quali quelli del presidente Giuseppe Bonomi e della sua segreteria.

L’indagine, che sempre lo scorso maggio aveva visto le fiamme gialle acquisire documentazione in Comune a Milano, intende far luce sulla cessione del 29,75% di azioni della società che gestisce gli aeroporti milanesi a F2I e capire come mai, questa l’ipotesi, Gamberale e Maia sapessero quattro mesi prima del bando di gara poi vinto dal fondo per le infrastrutture. Era stata una intercettazione, nell’ambito di una indagine fiorentina, far scattare l’inchiesta. Una telefonata del 14 luglio dell’anno scorso era stata captata e quindi trasmessa a Milano perché l’amministratore delegato di F2i conversando con Maia aveva parlato della possibile indizione di parte di Palazzo Marino del bando di gara e di un appalto “fatto su misura” per le esigenze del fondo. Si tratta di un dialogo che ha aperto una serie di interrogativi e in base al quale inquirenti e investigatori vogliono accertare se siano state commesse irregolarità nello stesso bando di gara e se c’è stato qualcuno che ha avvertito con largo anticipo i due di un’operazione con cui alla fine F2I si è aggiudicata per 385.000.001 euro (un euro in più rispetto alla base d’asta) una fetta consistente di Sea. Il fascicolo era stato fermo per settimane e poi era arrivato al dipartimento per i reati contro la Pubblica Amministrazione. Le perquisizioni sono “presso terzi” e dunque non c’è alcun indagato tra i manager della società.