Da ragazzino è stato democristiano in una città, Ragusa, dove abbondavano le bandiere rosse del Pci. Crescendo ha seguito la balena bianca nelle sue varie mutazioni, prima nel Ppi poi nel Cdu. Infine è finito in Forza Italia e quindi nel Pdl, conquistando a furor di popolo la fascia di primo cittadino del capoluogo ragusano. L’ultimo acquisto di Rosario Crocetta nella sua corsa alla presidenza della Sicilia si chiama Emanuele Dipasquale, si fa chiamare Nello, e dal 2006 al 2012 è stato il sindaco di Ragusa sotto le bandiere del partito di Silvio Berlusconi. “Va precisato però – si schernisce il diretto interessato – che nel 2006, quando sono stato eletto sindaco correvo da solo, insieme a movimenti e liste civiche”.

E in effetti prima di essere fulminato sulla “via di Crocetta” Dipasquale ha tentato di lanciare parecchi movimenti: prima guardando con interesse al partito della Rivoluzione di Vittorio Sgarbi, poi alleandosi con il presidente del Palermo Calcio Maurizio Zamparini e il suo Movimento per la Gente. Tutti tentativi andati male, soprattutto ora che il sindaco di Ragusa è finito alla corte dell’eurodeputato del Pd, che dall’inizio dell’estate ha lanciato la sua campagna elettorale per prendere il posto di Raffaele Lombardo sullo scranno più alto di Palazzo d’Orleans. Solo che Dipasquale è un acquisto ingombrante per il Pd, se non altro perché ha scatenato la rivolta dei democratici locali, quelli ragusani, che per anni gli hanno fatto opposizione e adesso se lo vedono imposti dall’alto. “Occorre portare avanti i valori di cosa significa fare politica. Anche se sono mutate le contingenze politiche nazionali, esiste ancora il centrosinistra e il centrodestra e Dipasquale è chiaramente un esponente del centrodestra ragusano e, da qualche periodo, anche del centrodestra regionale. E con lui non abbiamo proprio nulla da spartire” tuonano i democratici locali, minacciando dimissioni di massa dal partito di Pierluigi Bersani.

“Questo è un suicidio politico – continuano – che offende i nostri valori, accettando un accordo che dimentica il passato solo per mera opportunità. Opportunità ad esclusivo vantaggio di Dipasquale e a totale danno del Partito democratico e dei suoi sforzi”. A Cefalù, dove hanno deciso di rendere pubblica la loro alleanza, Crocetta e Dipasquale però non ci sentono. Soprattutto l’aspirante governatore, felice di avere incassato l’appoggio del primo cittadino di Ragusa, si dedica ad altro. Per esempio ad allargare ulteriormente la rosa degli alleati. Come Futuro e Libertà per esempio, ancora libero da accordi e coalizioni. “Io e Fabio Granata condividiamo alcuni principi come quelli della legalità e dell’antimafia – ha ammesso Crocetta – Fabio è una persona perbene, onesta e ha una sua coerenza politica indiscutibile. E del resto, anche lui in fondo proviene dalla Rete di Orlando”. Lo stesso Orlando che proprio nelle scorse ore ha formalizzato l’appoggio di Italia dei Valori a Claudio Fava. “A pensarci bene Orlando è il più trasversale dei politici”, lo attacca Crocetta che poi si accorge come uno dei partiti che lo sostengono, l’Api di Francesco Rutelli, continui ad esprimere un assessore, Giuseppe Spampinato, nella giunta di Lombardo (che si è pure dimesso), contrariamente a quanto l’europarlamentare del Pd va predicando da settimane. “Nessun partito che mi sostiene può avere assessori nell’attuale giunta. Deve essere l’Api a chiedere al suo assessore di dimettersi – ha replicato Crocetta – Mi risulta che l’abbia già fatto. Attendiamo la risposta di Spampinato”. Nel frattempo è arrivata quella di Dipasquale che oltre a candidarsi all’Ars nella lista Crocetta presidente, porterà in dote alcuni fedelissimi a loro volta candidati al parlamento regionale. Tra questi spicca Franco Calderone, l’ex coordinatore palermitano dei Forconi, celebre per aver sintetizzato la posizione politica del movimento. “Non abbiamo referenti politici, per noi, destra, sinistra, centro sono soltanto segnaletiche stradali”, esclamò nei giorni dei blocchi che paralizzarono la Sicilia. Adesso ha evidentemente cambiato idea.