Pare che la signora Merkel abbia dichiarato, a una riunione con gli alleati bavaresi della Christliche-Soziale Union (CSU), tradizionale destra democristiana, che i mercati sono contro il popolo, neanche si trattasse di un no-global qualunque o di un blogger del Fatto quotidiano come il sottoscritto. 

E’ il caso di riprendere per intero tale storica citazione:  Angela avrebbe attaccato i mercati, accusandoli di essere nemici del popolo o quantomeno di non esserne al servizio. Dato che “hanno infatti consentito a poca gente di arricchirsi a spese della maggioranza”. Bella scoperta! Fa comunque piacere che la cancelliera se ne sia accorta… Se poi andiamo a verificare l’identità delle agenzie di rating che, in qualità di supremi oracoli dei nostri giorni, cervello e centrale decisionale degli stessi mercati, decidono il destino di intere nazioni, possiamo venire a sapere che, come ci informa Giorgio Galli in un illuminante articolo pubblicato sul numero di agosto di Linus, “l’agenzia Moody’s è sussidiaria della Moody’s Corporation. L’amministratore delegato è  Raymond McDaniel jr. Sono al vertice Basil L. Anderson, della Stable Inc. (grandi imprese del settore vendite e servizi), Robert Glauber, della Ing Group (multinazionale bancaria e assicurativa con sede in Olanda), Henry McKinnell (della multinazionale farmaceutica Pfizer e della petrolifera Exxon Mobil), Nancy S. Newcomb della Citigroup e della Sysco Corporation (settore alimentare), John K. Wulff, della Herculer (multinazionale chimica), della Kping (multinazionale di consulenza finanziaria e di certificazione dei bilanci), della petrolifera Sunoco e della Fannie Mae (che insieme alla Freddie Mac deteneva i pacchetti ipotecari della bolla immobiliare e che Bush salvò dall’orlo del fallimento)”.

Quanto alla Standard & Poor’s, si tratta di una “sussidiaria della multinazionale McGraw-Hill Company, con sede a New York, multinazionale dell’editoria, delle comunicazioni e delle costruzioni, proprietaria di Business Week. Il presidente è Harold McGraw Hill, che fa parte del vertice della United Technology (multinazionale delle armi) e della Conoco Philips (multinazionale petrolifera ed energetica. Siedono al vertice sir Winfried Bishoff, presidente della Citigroup Europa e dirigente della Henry Schroeder Bak di Londra, Douglas Daft, presidente della Coca-Cola Co…., Hilde Ochoa-Brilembourg, dirigente del Credit Union World Bank del Fondo monetario internazionale, .., James Ross della British Petroleum,…., Edward B. Rust jr., presidente della compagnia di assicurazioni State Farm Insurance, direttore della Helmick & Payne, grande impresa petrolifera, Sidney Taurel, presidente della multinazionale farmaceutica Eli Lilly… e direttore della grande Ibm”.

Infine, l’agenzia Fitch è “sussidiaria della multinazionale di servizi finanziari Fimalac con sede a Parigi. Il 20% del suo pacchetto azionario è di proprietà della multinazionale nordamericana delle comunicazioni Hearst. Il suo presidente è Marc Ladreit de Lacharrière, dirigente della Renault e della Banque de Suez. Fra i suoi dirigenti figurano David Dautresme della banca Lazard Frères, Philippe Lagayette, della Jp Morgan & Cie, Bernard Mirat della Cholet Dupont (società finanziaria), Bernard Pierre della Fremapi (grande impresa di metalli preziosi)”.

Data tale composizione dei loro organismi direttivi pare indubbio che le agenzie di rating siano assolutamente al di sopra delle parti. Solo a qualche criptocomunista residuato inguaribile di epoche oramai fortunatamente passate potrebbe venire mente che questi signori pensino ai loro interessi e non a quelli del popolo.

E allora Angela, come la mettiamo? Come hai osato sostenere che i mercati siano nemici del popolo? Una botta di nostalgia dei tempi in cui eri un’irreprensibile cittadina della DDR? O un eccesso di birra? Niente di male tutto sommato, è noto che in birra veritas… Quello che lascia perplessi sono le tue conclusioni: tagliare il debito, per evitare di finire nel mirino degli investitori. E dove le andiamo a prendere le risorse per rilanciare l’economia? Come è possibile rilanciare l’economia senza mettere mano alla sua struttura pesantemente inegualitaria e al parassistismo della finanza nemica del popolo? E dire che un tempo si diceva che la coerenza è indubbiamente una virtù dei Tedeschi… O tempora o mores!