Tutto dipende da Mario Draghi e dalla Banca centrale europea. La riunione del Consiglio direttivo di domani non sarà definitiva, ma segnerà un altro passaggio nella lenta evoluzione dell’approccio alla crisi, ribadita anche dall’incontro di ieri tra Mario Monti e il presidente francese François Hollande. In estrema sintesi: la linea della Banca centrale tedesca, la Bundesbank, è ora di minoranza. Tutti, a cominciare da Draghi, sono convinti che per salvare l’euro serve riportare sotto controllo il costo del debito pubblico dei Paesi più fragili (cioè abbassare gli spread). Ecco una breve guida per capire l’ennesima settimana cruciale per i destini dell’Europa.

 1. Quali sono le attese sull’azione della Banca centrale europea?

Draghi ha annunciato che la Bce è pronta anche a misure non convenzionali per salvare l’euro. I mercati si aspettano che Francoforte ricominci presto a comprare titoli di Stato dei Paesi in difficoltà (tipo Italia e Spagna). Se aumenta la domanda, perché la Bce compra, scende il rendimento, cioè il costo del debito per il Paese indebitato che così vede migliorare la propria condizione di finanza pubblica. Ma non succederà subito, bisogna prima aspettare la nascita del nuovo fondo salva Stati Esm (Meccanismo europeo di stabilità), che dovrebbe partire a ottobre dopo il giudizio della Corte costituzionale tedesca il 12 settembre . La Bce agirà sul mercato per conto dell’Esm.

2. Come funzionerà l’intervento?

Nessuno vuole replicare il flop dell’estate 2011, quando la Bce comprò oltre 200 miliardi di euro di titoli di Stato ottenendo come unico risultato un provvisorio abbassamento dei tassi e il rallentamento delle riforme (Silvio Berlusconi guadagnò sei mesi in più di sopravvivenza). Questa volta, quindi, gli acquisti devono essere legati a precisi impegni: la Bce compra, ma gli Stati non possono usare i risparmi di spesa sugli interessi per rallentare il risanamento contabile. Il rigore non è stato archiviato, in Europa . Ma almeno non è più considerato sufficiente.

3. Unione bancaria, unione politica, bilanci comuni. Perché i piani anti-spread sono legati a questi altri complessi negoziati?

I tedeschi, ma non solo loro, sono convinti che l’unico modo per evitare regali ai Paesi indebitati e in passato poco affidabili è rafforzare l’integrazione europea. La Bce, prima di intervenire, chiede che la Germania scelga la forma più estesa di Unione bancaria, quella che assegna a Draghi la supervisione su tutto il settore, inclusi i dissestati istituti regionali tedeschi molto vicini alla politica. Angela Merkel pretende anche che i Paesi beneficiari di aiuti, e non solo quelli, cedano la loro sovranità in materia di bilancio a Bruxelles.

4. Se la Bce interverrà, e arriverà lo scudo anti-spread, che benefici può avere l’Italia?

Secondo un calcolo della Banca d’Italia diffuso ieri, lo spread tra debito italiano a 10 anni e debito tedesco dovrebbe essere 200 punti, sulla base dei fondamentali economici. Invece quello fissato dal mercato è 450 punti, più del doppio. Colpa della crisi europea, della bassa fiducia sul mercato e dell’incertezza sul futuro politico. Abbassare anche di poco lo spread permetterebbe nell’immediato a imprese e famiglie di pagare meno i prestiti e, nel medio termine, eviterebbe allo Stato di veder crescere il costo del debito in scadenza che deve essere rifinanziato con nuove emissioni.

5. Quali sono i rischi? Le condizioni abbinate all’aiuto non rischiano di peggiorare la situazione?

Potenzialmente sì. Da mesi Monti sta trattando perché le “condizionalità” cui sono vin-colati gli aiuti non siano analoghe a quelle subìte dalla Grecia (secondo un documento circolato ieri, la troika Ue-Bce-Fmi starebbe chiedendo ad Atene di allungare la settimana lavorativa da cinque a sei giorni). L’Italia spera che il memorandum da firmare sia solo la conferma degli impegni già presi a livello europeo. Che questa linea stia vincendo lo dimostrano le parole di Draghi e degli altri vertici della Bce, i quali sostengono la necessità di intervenire non per salvare i Paesi in difficoltà, ma per ripristinare l’efficacia della politica monetaria compromessa da spread troppo elevati.

6. La posizione della Germania sembra oscillante. Cosa vuole Angela Merkel?

Ormai entrata nell’anno elettorale, la cancelliera ha scelto la linea più pragmatica: bisogna salvare l’euro, la Germania però non è in grado di controllare tutto. E quindi si appoggia alla Bce di Draghi per assicurarsi che a fianco dei sostegni ci sia l’integrazione che serve ad avere il controllo sull’uso degli aiuti. L’apertura della Merkel agli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce, allineata su questo con il membro tedesco del board di Franco-forte Jörg Asmussen, ha significato la rottura con Jens Weidmann, il presidente della Banca centrale tedesca, la Bundesbank, che invece si oppone a ogni intervento straordinario.

Twitter @stefanofeltri

Da Il Fatto Quotidiano di mercoledì 5 settembre