Antonio è un cuoco. Oggi è disoccupato ma cucina ancora, tutti i giorni e solo per sé. È mezzogiorno e sappiamo dove trovarlo: in via Mascagni, di fronte al teatro Derby, a due passi dal Quadrilatero della moda nel pieno centro di Milano, dove si sta preparando il pranzo. Antonio Menga, 50 anni, di Brindisi, vive in strada da quattro. E sempre in strada ha attrezzato la sua cucina fai da te.

Un fornelletto da campeggio per il fuoco e una pentola riempita con acqua di bottiglia che bolle all’aria aperta. Come piano di lavoro una panchina di marmo su cui appoggiare gli attrezzi del mestiere e affettare le verdure. «Non si possono mangiare panini tutti i giorni, lo stomaco ne risente!», dice il nostro cuoco clochard. E la mensa dei poveri? «Per carità, sono finito due volte all’ospedale con la colite: da allora ho preferito cucinare da me», spiega, «non sono un grande chef ma me la cavo sia con i primi che con i secondi, che tutto sommato sono più buoni e sani». Come dargli torto: il soffritto profuma nell’aria ancora calda della città, i passanti osservano incuriositi cosa bolle in pentola. Il necessaire per la cucina è racchiuso in un trolley capiente che porta sempre con sé, ingegnosamente fissato alla sua bicicletta, che utilizza per gli spostamenti. In realtà non fa molta strada, la notte la passa sotto i portici di San Babila e la sua giornata si perde lenta tra le vie del centro.

Dentro alla valigia sono custoditi con precisione impressionante posate, barattoli di caffè, sale e zucchero, una moka, un piatto decorato appena acquistato per una manciata di centesimi al mercato, qualche padella e poco altro. Ma è abbastanza per sfornare pietanze gustose e profumate. La spesa la fa con i pochi spiccioli che ha in tasca, oppure grazie a qualche dono degli abitanti del quartiere. «Ieri ad esempio mi hanno portato una melanzana e due zucchine dall’orto, così ho cucinato spaghetti alle verdure», racconta, «il mio forte sarebbe il pesce – orate, branzini, astici – ma per il momento è un lusso».

Antonio era salito al Nord per fare il suo mestiere di cuoco, poi un licenziamento improvviso per un cambio gestione e il solito «le faremo sapere». La chiamata mai arrivata e in un attimo la strada, che ormai è casa sua. Gli spaghetti sono quasi pronti, Antonio li condisce con cura e passione, senza fretta. La signora del condominio di fronte gli augura buon appetito, i muratori gli fanno un cenno di saluto dall’alto dell’impalcatura, un bambino indiano accompagnato dalla madre lo saluta per nome. Lo chef della panchina di via Mascagni lo conoscono tutti, ma la sua presenza, nonostante l’ingombro di piatti e padelle, quasi non si sente: lui prepara quieto il suo piacere quotidiano, si concede solo lo sfizio di un po’ di musica che esce da una radiolina di fortuna: i Matia Bazar rendono più lieto il pranzo. Poi ripulisce tutto, «mi hanno anche spostato il bidone della spazzatura qui vicino, sanno che questo è il mio angolo cottura», scherza, poi ripone amorevolmente gli attrezzi puliti al loro posto e toglie il disturbo. Ha i modi gentili e la fermezza di chi non vuole rinunciare a un pasto dignitoso nemmeno in una vita senzatetto. Così gli abbiamo chiesto di cucinare per noi. Guardate cosa ci ha preparato in questo video.

di Natascia Gargano

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