La scuola non parte. Anzi sembrano suonare campane a lutto per la scuola italiana.

Stamattina un collega 40enne della secondaria superiore, da anni costretto a emigrare da Gela a Crema per un posto di lavoro, mi raccontava l’ansia dell’attesa di sapere se avrà una cattedra. Dovrà aspettare il 7 settembre per saperlo. Eppure il 12 iniziano le lezioni. Domani e giovedì toccherà a me ed altre migliaia di precari della primaria, andare all’ufficio scolastico provinciale e sapere dove e se saremo “sbattuti” quest’anno. L’elenco dei posti disponibili, secondo un comunicato dell’Ufficio scolastico di Cremona doveva essere pubblicato “almeno entro 24 ore” dalla convocazione. Stamattina non c’era sul sito www.ustcremona.it . Ho chiamato all’ufficio e mi hanno risposto: “Non ce l’abbiamo fatta. Lo pubblicheremo più tardi”.

Le regole in Italia valgono quanto la carta del formaggio. Intanto da stamattina precari arrivati da tutt’Italia sono davanti alla sede del Miur per protestare come raccontano nel loro blog retedocentiprecari.blogspot.it contro il concorso che “viola i diritti dei docenti precari già abilitati, con anni di servizio alle spalle; calpesta la legge 206/2006 che prevede l’assunzione di tutti i docenti inseriti nelle Graduatorie ad esaurimento e snobba le direttive europee (1999/70 CE) che obbligano ad assumere i precari che abbiano stipulato almeno tre contratti di lavoro”. Da stasera una collega precaria di Roma, dormirà davanti alla sede del Ministero.

Ma chissenefrega. Pier Luigi Bersani è troppo impegnato nel “confronto” con Grillo. Nichi Vendola e Rosy Bindi tornano a dibattere sulla questione delle unioni civili, arma di distrazione di massa. Il candidato alle primarie del Pd Matteo Renzi litiga con Massimo D’Alema. Non parliamo del centrodestra che le uniche dichiarazioni sulla scuola le lascia fare alla signora ex Ministro Maria Stella Gelmini. Ma sì in fondo chissenefrega della scuola, dei precari, di come partirà una scuola che al 7 di settembre non ha ancora i suoi docenti. Tanto i bambini non votano.