Mentre nel Partito democratico qualcuno ha perso la speranza, il Movimento 5 Stelle considera le primarie una tappa obbligatoria. Eppure, anche nel movimento fondato da Beppe Grillo, per le primarie non esiste ancora una data, né regole scritte. Il tema, però, è caldo. E anche se il leader non si pronuncia, alla prima festa dei cinque Stelle di Brescia, dove ieri è arrivato anche il comico genovese, ognuno esprime la propria opinione e timori. A preoccupare sono soprattutto le possibili infiltrazioni. “Avremo i nostri Scilipoti”, ha detto lo stesso Grillo ieri sera, “sarà dura”. Un problema che molti vorrebbero risolto attraverso la preselezione dei candidati a livello locale. “Dove le facce si conoscono”, spiega un attivista, “perché non basta il curriculum, bisogna avere una credibilità all’interno del movimento”. Insomma, niente outsider. E in confidenza, qualcuno ammette che nei gruppi locali le selezioni siano già partite, “ma i nomi”, chiarisce, “sono ancora top secret”. Evitare infiltrati e opportunisti è il primo errore da evitare anche per il primo cittadino di Parma Federico Pizzarotti, presente a Brescia per un confronto con gli altri sindaci cinque Stelle. “Dovremo stare attenti a quelli che ci avvicinano per entrare in Parlamento”. Una volta selezionati, i candidati correranno per le primarie. “Rigorosamente in rete”, ci tengono a precisare i cinque stelle. Primarie online, dunque, ma con quali regole? Anche in questo caso i rappresentanti dei gruppi locali assicurano che il confronto è già partito e si lavora sulle proposte. “Speriamo di avere un portale un po’ più efficiente”, si augura un militante, che in caso contrario ripiegherebbe sulla vecchia piattaforma dei meetup. “Ma credo che Grillo o Casaleggio o qualche attivista di Milano ci stia già lavorando”. Insomma, i più attendono un segnale e auspicano un’assemblea nazionale dove definire in dettaglio la macchina elettorale. E, soprattutto, chi potrà votare alle primarie. “Nessuno sa chi si nasconde nella rete”, fa notare un altro attivista del movimento, “la semplice iscrizione al sito di Beppe potrebbe non bastare come requisito di garanzia”. A impensierire meno è il fattore tempo. “Ce ne è abbastanza”, assicura chi lavora nelle cucine, “e per febbraio saremo prontissimi”. Altri una scadenza preferiscono darsela: “Tutto sarà pronto entro novembre”, scommettono, “programma politico compreso”. E poi ci sono quelli che “ce lo deve dire Beppe”. Ma Beppe per ora tace. O meglio, non lo dice ai giornalisti, limitandosi a una battuta: “Quanto tempo ci diamo? Tra i sette e gli otto anni, direi”  di Franz Baraggino