L’ultima impresa della nostra eroina è di poche ore fa. Lei va a VeDrò, il ritrovo dei riformisti ma non troppo, dei progressisti ma non troppo, dei giovani ma non troppo, targato Enrico Letta, a partecipare addirittura a un workgroup. Poi scrive un pezzo per Libero, dove se la prende con Laura Ravetto, anche lei a VeDrò, e l’onorevole del Pdl, che in effetti simpaticissima non sembra, si incacchia come un bufalo. E poi giù insulti via twitter, con le due signore che si danno a vicenda della donna poco seria, per usare un eufemismo…

Ma chi è la protagonista di questa polemicuccia di bassa lega? È Selvaggia Lucarelli che ha il merito, l’unico secondo me, di aver capito prima di altri le potenzialità dello strumento blog, a che se usato a suo tempo come distributore telematico di pettegolezzo a buon mercato. Nella ricerca spasmodica di notorietà, ha poi tentato la carta della cronaca rosa, facendo coppia fissa (e un bimbo delizioso) nientemeno che con Laerte, figlio di Adriano Pappalardo. Storia finita da tempo, e ora la Lucarelli ha deciso che la strada per la gloria passa per il giornalismo. Scrive su Libero (e dove, altrimenti?) e giorno dopo giorno ha bastonato chiunque, per qualsiasi motivo, solo per il gusto di innescare la polemica il giorno dopo sul web. E nell’operazione “Selvaggia intellettuale gajarda”, ci sono caduti in molti. Sembra quasi che la signorina sia diventata un maître à penser di questi nostri giorni balordi. Persino il mite Letta, dicevamo, la invita tra gli intellettuali che si danno appuntamento sul Lago di Garda ogni anno.

Lei gode come un riccio, perché dopo anni di tentativi vani, forse sta riuscendo finalmente a entrare nei salotti buoni che l’hanno sempre un po’ snobbata. E ci sta riuscendo, ironia della sorte, criticando tutto ciò che in realtà le appartiene: l’eccesso, la tv trash, le storie d’amore tra divetti di terz’ordine e starlette, i corpi rifatti e via cantando. Fa tanto la paladina dell’Italia nuova, magari scagliandosi contro il berlusconismo, nonostante sia il prototipo perfetto della donna italiana di era berlusconiana. Ma sì, continuiamo così. Facciamoci del male. Eleviamo a intellettuale una signorina che scrive bene, peraltro, ma scrive una marea di scempiaggini che tenta di far passare per “pop”, ma che invece sono le solite trite e ritrite cronache da Basso Impero.