In molti paesi avanzati gli schieramenti politici si distinguono sulla base del ruolo che ciascuno attribuisce allo Stato. Tradizionalmente le forze di centrodestra ritengono che lo Stato debba occuparsi soprattutto della fornitura di alcuni beni pubblici fondamentali, giustizia, polizia, difesa, e così via; mentre la crescita economica deve scaturire soprattutto dall’iniziativa privata, dalle imprese, dagli imprenditori e dai mercati. Vi è diversità di opinioni su cosa debba essere svolto dallo Stato. Negli Stati Uniti infatti parte rilevante dello schieramento politico ritiene che anche un sistema di assistenza sanitaria pubblica sia segno di un eccessivo intervento pubblico nella società. Ma allo stesso tempo il Pentagono e la Nasa investono decine di miliardi di dollari in commesse pubbliche che sono a tutti gli effetti politiche industriali: la rete internet è nata ad esempio anche grazie a investimenti del Pentagono.

A sua volta, la sinistra, in molti paesi, ritiene che lo Stato debba orientare e finanziare la crescita. La ricetta socialdemocratica classica in effetti era basata su spesa pubblica, per sostenere la domanda e l’occupazione,  e su un forte intervento pubblico in molti settori. Le competenze dello Stato nel corso del novecento sono aumentate in quasi tutti i paesi. Non solo giustizia e polizia ma anche infrastrutture, scuole, ospedali, ricerca, banche e assicurazioni, public utilities, trasporti, e spesso anche manifattura. In Italia la presenza dello Stato era arrivata a livelli molto elevati, per gli standard europei. L’economia italiana infatti fino a pochi anni fa era definita “economia mista”, di Stato e di mercato.

Lo Stato era proprietario di oltre l’80 per cento del settore bancario e assicurativo; le autostrade erano pubbliche; i trasporti navali; l’energia elettrica; il gas; industria aeronautica e della difesa;  l’Alfa Romeo; la Motta (gelati e panettoni); la Cirio-Bertolli-De Rica (pelati, olio e altri prodotti agroalimentari) etc. Fino a metà degli anni ’90 esistevano grandi gruppi pubblici, Iri, Efim, Eagat, Eni etc. sottoposti a un ministero ad hoc: Ministero delle Partecipazioni Statali. Lo Stato imprenditore però a partire dagli anni ’70 era diventato molto inefficiente. Basti pensare all’enorme debito accumulato da gruppi pubblici come Iri e Efim. Oggi molti (a sinistra) criticano il mercato ma non ricordano il disastro dell’industria pubblica o l’inefficienza della gestione pubblica.

In Italia però non si ha una chiara divisione tra chi è statalista e chi è liberale. In tutti gli schieramenti, destra e sinistra, sono presenti ambedue le posizioni. Tremonti, ad esempio, non è certo un liberale e spesso ha sostenuto posizioni stataliste spesso simili a quelle di Bertinotti. Così, nel centrosinistra ci sono liberali e statalisti. Il risultato finale è una grande confusione. L’elettore finisce per scegliere su base ideologica e non sulla base del programma. Voto a destra perché odio la sinistra e viceversa. Non si guarda ai programmi perché tanto sono dei minestroni confusi. Crescono così anche le forze di pura ribellione. I programmi in questi casi sono ridotti a parole d’ordine vaghe: lotta alla casta; meno corruzione; difesa dei cittadini.

Si avvicinano le prossime elezioni e il centrosinistra ha deciso di indire delle primarie. La speranza è che siano primarie vere, nelle quali si confrontino progetti chiari e alternativi. Cosa intende proporre il PD all’Italia nel 2013? Un ritorno alla socialdemocrazia classica? Ma con quali soldi si finanzierebbe la maggiore spesa pubblica? Si vuole rifondare un nuovo Iri? Si avranno nuovi salvataggi pubblici di imprese in crisi? O invece si pensa di aprire i mercati? Di proseguire con le liberalizzazioni? Di puntare sull’imprenditorialità? Di favorire la ricerca tecnologica? Come eliminare l’apartheid nel quale sono confinati i giovani italiani? Stato e mercato sono sempre alternativi? O possono essere usati in modo complementare? Come si vuole ridurre le ineguaglianze? Con più tasse o con politiche attive per la mobilità sociale?

Speriamo che questi e altri temi siano al centro del dibattito e delle primarie. Altrimenti saranno un’occasione sprecata e questo aprirebbe scenari molto pericolosi.