Per le scuole di mezza Lombardia è un bel pasticcio. A luglio il Tar aveva annullato il concorso per scegliere 355 presidi: buste troppo leggere, “ai limiti della trasparenza”, non avevano garantito l’anonimato dei candidati nella correzione degli scritti. E ora il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva della sentenza avanzata dal ministero dell’Istruzione. Così un istituto su due rimane senza dirigente scolastico: al suo posto un reggente a part time, preso a prestito da un’altra scuola.

I vertici della Regione vanno all’attacco del dicastero guidato da Francesco Profumo, responsabile secondo il governatore Roberto Formigoni e l’assessore alla Scuola Valentina Aprea delle “farraginose procedure ministeriali”. La decisione del Consiglio di Stato rende ancora più critica una situazione che già vedeva i vincitori del concorso in numero insufficiente a coprire tutti i posti vacanti: “Non è sostenibile – accusano Formigoni e Aprea – avere oltre 500 sedi scoperte su 1.227”. Per questo chiedono al ministero di attivare una procedura di urgenza che consenta di nominare nuovi dirigenti scolastici già dall’inizio del 2013.

Prima che Roma ci metta una pezza, solo la sentenza di merito del Consiglio di Stato può risolvere la questione. Ma questa non arriverà prima del 20 novembre ed è probabile che confermerà quanto già stabilito dal tribunale amministrativo, visto che nell’ordinanza di ieri si legge che “le buste contenenti i nominativi dei candidati hanno natura tale da rendere astrattamente leggibili i nominativi stessi”. Parole piuttosto simili a quelle del tar, secondo cui il contenuto degli involucri era “agevolmente leggibile, se posto in controluce”, a causa “del colore bianco, della consistenza molto modesta – al limite della trasparenza – dello spessore della carta utilizzata per realizzare la busta”.

Critico sulla decisione dei giudici è il direttore dell’ufficio scolastico regionale, Giuseppe Colosio, secondo cui “non è stato colto il fatto che il concorso si è svolto in piena regolarità: la semplice ipotesi astratta di una violazione dell’anonimato ha messo in crisi una procedura delicata e per noi necessaria”. L’ufficio scolastico ieri ha nominato i reggenti necessari a guidare gli istituti nei primi mesi. Una procedura tutt’altro che semplice: trovare un centinaio di presidi disponibili al doppio incarico non è un grosso problema, ma per sceglierne più di cinquecento “li dobbiamo obbligare”, ha commentato Colosio, senza nascondere che ora “oltre mille scuole avranno presidi a mezzo servizio”.

Come nel resto della regione, anche gli istituti della provincia di Milano sono in difficoltà: rimarranno scoperti in 141, 50 dei quali nel capoluogo. Tra questi anche scuole dove un preside a tempo pieno sarebbe necessario fin dall’inizio, come l’elementare di via Paravia, la scuola nella periferia ovest dove l’anno scorso non si è riusciti a formare nessuna prima classe perché l’alto numero di bimbi stranieri non ha consentito di rispettare il tetto minimo del 30% di alunni italiani. Secondo il segretario del sindacato Flc- Cgil Lombardia, Corrado Baracchetti, “la preoccupazione si somma a quella più generale per un anno scolastico che non è mai partito in una situazione così precaria, visto che manca anche il 30% circa dei segretari generali e a questo va aggiunto il ritardo nell’immissione in ruolo di circa diecimila fra docenti e personale non docente”.

Di situazione molto difficile parla anche il consigliere regionale del Pd Fabio Pizzul: “E’ a rischio il buon funzionamento di istituti scolastici già sotto pressione per la carenza di organico e di risorse. Un vero e proprio pasticcio che non potrà che ripercuotersi pesantemente su studenti e insegnanti”. E poi ci sono i candidati che avevano superato la prova scritta. Il sit in organizzato questa mattina in via Ripamonti, davanti agli uffici del Provveditorato, è solo l’inizio della loro protesta. Che potrebbe culminare in una class action per il risarcimento dei danni.