Il governatore della Toscana il 9 agosto ha convocato, sulla sanità, un consiglio regionale straordinario dicendo:
1) ci sta arrivando addosso uno tsunami
2) non saremo noi i liquidatori dello stato sociale
3) i nostri conti sulla sanità sono a posto
4) dobbiamo farci carico dei provvedimenti nazionali
5) continueremo in una politica di rigore applicando la spending review
6) si tratta di razionalizzare e riorganizzare il sistema sanitario
7) dobbiamo introdurre la compartecipazione alla spesa. 

Trovo che nella cassetta degli attrezzi del governatore Rossi, al quale guardo come ad una speranza di cambiamento, oltre le solite idee vi sia quella davvero delicata di tassare i cittadini che si ammalano. Il governo in autunno farà su scala nazionale la stessa cosa, cioè inasprirà e trasformerà l’attuale sistema dei ticket in vere e proprie tasse con tanto di franchigie proporzionate ai redditi delle persone. Governo e Regioni, quindi, per compensare i tagli lineari alla sanità, oltre a privatizzare torchieranno quei particolari cittadini definiti “ammalati”. Meno pubblico più tasse e più malattie per tassare di più. Il senso politico di queste tasse non è riconducibile tanto alle restrizioni finanziarie della sanità quanto ai problemi di chi governa che, taglieggiati nelle risorse, per non sapere né leggere e né scrivere, se la pigliano con i cittadini. Il famoso “scarica barile”.

Ma perchè caro governatore non proviamo a trovare i soldi che servono in altro modo? Possibile mai che non si riesca ad andare oltre i tagli, le tasse e la privatizzazione? Invito tutti i governatori a reinquadrare la questione dei ticket nei contesti drammatici della crisi e della recessione. Sappiamo con certezza che oggi milioni di persone per risparmiare i soldi dei ticket sono costrette a non curarsi. Mi è capitato di vedere nella mia città, un uomo anziano, su uno sgabellino, con sulle ginocchia un vassoietto pieno di scatole vuote di farmaci. Aveva diverse malattie croniche e, per tante condizioni sociali avverse, non riusciva a compartecipare come direbbe Rossi, alla spesa. ”Se pago i ticket ma che me magno!” mi disse rassegnato.

Ogni qual volta che in questi anni le Regioni, regolarmente a corto di quattrini, aumentavano l’addizionale Irpef ai propri cittadini, inasprivano i ticket, ridimensionavano le esenzioni, ho sempre pensato: “se quei governatori avessero poco poco riformato (non riorganizzato) il proprio sistema sanitario, probabilmente non avrebbero avuto bisogno di tassare nessuno”. Perché non è stato fatto? Perché in generale esiste un problema di cassetta degli attrezzi, di volontà politica, di paralisi del pensiero. Cosa vedo nella vecchia cassetta di Rossi? La rassegnazione di chi di fatto è stato commissariato come istituzione, ridotto a fare l’esattore dei propri cittadini. A forza di patti, misure urgenti in materia sanitaria, manovre di ogni tipo, le Regioni sono diventate altro da quello che avrebbero dovuto essere. Che fine ha fatto la riforma del titolo quinto della Costituzione? Perché caro governatore non riapre la questione istituzionale, ma quella seria di cui ci ha parlato Montesquieu? Non si è accorto che proprio perché avete tutte le titolarità, tutto il lavoro sporco lo fanno fare a voi?

Quando Rossi era assessore alla Sanità, partecipò alla presentazione del mio libro “Malati e governatori” e disse una cosa che mi colpì e che ricordo a memoria: ”Apparentemente questo libro sembra contro le Regioni in realtà è scritto per le Regioni ma chiede loro di diventare Regioni veramente”. Il problema è sempre quello. Le Regioni, sulla sanità, in generale hanno voluto tutti i poteri possibili, assumendo così una grande responsabilità riformatrice, ma senza esserne all’altezza. Quindi di quali Regioni avremmo bisogno per non essere sempre costretti a tagliare e a tassare i malati?

Ma che altro c’è nella cassetta di Rossi? Il vecchio onesto primato degli amministratori di sinistra per il quale il pareggio di bilancio è la misura universale della gestione del mondo. Se i conti sono a posto allora, secondo una discutibile regola transitiva, “tutto va bene madama la marchesa”. E’ noto che l’equilibrio di bilancio non è l’unico modo per governare bene la complessità del mondo. Una Regione può avere i conti a posto e nello stesso tempo avere una pessima sanità. E non mi riferisco solo a quelle Regioni sottoposte ai piani di rientro. Le tasse sulle malattie aiutano le Regioni ad avere i conti a posto ma di certo non aiutano i cittadini a stare meglio. Pareggiare i conti e non fare salute produce malattie, cioè altri costi.

Che altro c’è ancora nella cassetta del governatore della Toscana? Lo spirito di disciplina di chi appartiene a uno schieramento politico e che obbedisce. Per ripararsi dallo “tsunami” il governatore Rossi , come un bravo soldato e nella disperazione in cui i tagli l’hanno messo, propone di razionare gli ombrelli. Se questo significa difendere lo stato sociale mi permetto di scuotere educatamente la testa. Caro Rossi, caro Enrico, mi rivolgo a te perché conosco le tue capacità politiche e la tua determinazione, per dirti che a parte Monti, siamo in pieno post-welfarismo e da troppo tempo nella post-modernità, cioè siamo dentro un cambiamento epocale. Non si tratta di liquidare lo stato sociale come vi chiedono di fare, ne di difendere una versione più economica del suo impianto novecentesco, ma di ripensarlo nei suoi fondamentali per far evolvere un gran bel pezzo di sudata civiltà. La Toscana potrebbe dare il buon esempio.