Non sono sicuro che vent’anni fa sia davvero finita la prima Repubblica. Sono scomparsi alcuni partiti, sono “scesi in campo” nuovi protagonisti, ma se la prima Repubblica era caratterizzata da un’asfissiante pervasività dei partiti nella vita pubblica (Rai, sottogoverno, sanità, giornali…) mi sembra che non siamo andati poi così lontani da quel modello. Peraltro, perché si chiuda un’epoca è necessario disporre di ogni verità. Così non è in Italia che ancora non sa, dopo vent’anni, chi organizzò e benedisse le stragi politico-mafiose che chiusero la prima Repubblica per apparecchiarne una seconda.

Destra e sinistra? Esistono, al netto da ogni impianto dottrinario. Esistono nelle sensibilità diverse, spesso inconciliabili, con cui si affrontano le contraddizioni di questo tempo. Esistono nei linguaggi, nei buoni propositi, nelle invettive. Esistono nello sguardo differente che ciascuno di noi proietta sulle cose del mondo.

Per quelli di destra, clandestini sono i migranti che sbarcano a nuoto in Italia senza i dovuti visti sul passaporto; per me, clandestini sono gli onorevoli parlamentari imputati o condannati (Dell’Utri, Cosentino…) che siedono al Senato o alla Camera: da clandestini, appunto. Da destra questo paese è in crisi e ne esce con Marchionne; da sinistra ne esce con una diversa qualità e garanzia dei diritti sociali e civili, di tutti e per tutti. Potremmo continuare, ma credo che non serva. Solo una nota a margine: io sono contento che esistano destra e sinistra, che si misurino e si confrontino culture, idee, cammini diversi. Dal conflitto, in democrazia, nascono solo buone cose. E’ l’inciucio che mortifica la democrazia: dovremmo saperne qualcosa.