“Ma quale artista intoccabile. Vi faccio vedere Picasso come non l’avete mai visto: inedito, cinico e umano, mai banale”. È questa la promessa di Dario Fo ai forlivesi e a tutta la Romagna, che venerdì 31 agosto potranno vederlo tornare in scena al teatro Fabbri di Forlì (entrata libera fino ad esaurimento posti) per un’inedita rappresentazione scritta in occasione della terza mostra che Milano dedica a Pablo Picasso (al via a Palazzo Reale dal 20 settembre a 6 gennaio).

Fo porta sul palcoscenico la vita e le opere del Maestro del Novecento attraverso una lezione (“Picasso-Anteprima”) che ne ripercorrerà vita, genio e vicende mai svelate: si va dal rapporto del Picasso cresciuto in Spagna e maturato a Parigi con la commedia dell’arte alla sua passione per l’arte italiana (più che altro i capolavori del Rinascimento), dai suoi tanti, troppi amori alle esperienze cubiste e surrealiste.

Il premio Nobel offrirà un’anteprima la cui sceneggiatura è stata scritta grazie, anche, alla consultazione di libri e materiali offerti proprio dalla biblioteca “Saffi” di Forlì. Fo- autore, regista e scenografo dello spettacolo- sarà l’unico attore sul palco, affiancato da due proiettori che ‘scaglieranno’ nella sala del Diego Fabbri le riproduzioni dei circa 200 lavori di Picasso in mostra a Milano.

Spiega il drammaturgo milanese ai giornalisti invitati nella sua casa di Cesenatico, una terra dove è cresciuto (“ci venivo in vacanza con i miei da bambino e qui ho scritto 50 delle mie 70 commedie”) e a cui tuttora dice di essere molto legato: “Ho avuto la fortuna di vivere il tempo di Picasso. Seppur marginalmente l’ho conosciuto, l’ho visto muoversi alle mostre di Parigi, tenere conferenze. E poi ho conosciuto i suoi allievi, io stesso sono stato direttamente o indirettamente allievo di Picasso. Lui aveva più o meno 85 anni quando sono andato a recitare a Parigi. Lo vidi in sala con la sua ultima moglie”. Insomma, assicura il premio Nobel, “quello che racconto non sono soltanto vicende che ho letto ma che ho vissuto in prima persona, avvenimenti straordinari e brutali”.

La stessa pittura è un’arte che il Nobel conosce ormai bene: conclusasi quest’anno la sua mostra ospitata nelle stesse sale milanesi che ospiteranno in autunno i capolavori picassiani, Fo ha inaugurato due altre esposizioni, tuttora in corso, a Casa Cavazzini di Udine e a San Marino (Palazzo Sums, Teatro Titano e Spazio San Francesco). Anche da qui nasce l’urgenza di diffondere l’opera di Picasso erga omnes: “È giusto che tutti possano conoscere l’opera e la vita di Picasso prima di vederne la nuova mostra a Milano. Il nostro obiettivo è quello di sfatare i tanti luoghi comuni che tuttora circolano sul conto di questo uomo straordinario e svelarne particolari inediti. Il pubblico sarà coinvolto nella ‘lezione’, è previsto uno spazio di dibattito. Quello di Forlì sarà insomma un monologo dei miei, uno spettacolo molto particolare”.

Nella messa in scena, scritta in 10 giorni, il pezzo forte sarà un ciclo di opere su “Otello il bidello”, il sosia di Picasso che, in occasione della mostra storica sul Maestro del ’53 a Milano, Fo e i suoi compagni di avventure di allora convinsero a incontrare il pubblico al salone dei Filodrammatici. “Questo Otello- racconta- era un sosia perfetto, sapeva parlare bene il francese perché da ragazzo era stato ad Avignone a lavorare. I giornali avevano sparso la notizia che Picasso sarebbe arrivato in città, la gente quando lo vide disse ‘sì, è proprio lui”. Ma si tradì. Quella sera al salone Fo e compagni, in attesa dell’ospite d’onore, avevano messo in piedi un grande caos, tra draghi di cartapesta, attori e ballerine. Per fare gli spiritosi buttarono dei petardi, appena partita la marcia trionfale suonata da un’orchestra, che capitarono in mezzo alle gambe di ‘Picasso’, il quale subito imprecò: in milanese.

Tornando alla anteprima, il premio Nobel concede altri assaggi, a partire dalla scena finale. “Tra le banalità su Picasso c’è quella che fosse un artista ‘intoccabile’. Ma un episodio, mai raccontato, dimostra tutta la sua umanità e fragilità. Riguarda la sua ultima donna, Jacqueline (Jacqueline Roque alla Madoura Pottery, si sposò con Picasso nel 1961, ndr), che aveva un terzo dei suoi anni. Picasso- racconta Fo sbracciandosi a destra e a manca come se stesse già recitando- è alla finestra, solo nella loro casa vicino al mare. All’improvviso vede in cucina un’enorme quantità di pesci di tutti i colori pronti per il cuoco, ne rimane incantato e vuol farne subito una natura morta. Ma non trova una tela, così decide di usare quella del ritratto che aveva fatto a suo tempo per Jacqueline. Appena lei, tornata a casa, scopre il suo quadro imbrattato si mette ad urlare come una pazza. Lui cerca di rimediare, iniziando a pulire i colori ad olio con acqua calda e sapone. Lei lo perdona, Picasso solo alla fine si rende conto del rischio di averla persa per sempre. E scoppia a piangere tra le sua braccia come un bambino”.

La foto è di Alessandro Mazza