I giornali accolgono il rientro degli italiani dalle vacanze titolando sul prezzo record della benzina che è arrivato a quota due euro al litro.
Siamo di fronte all’ennesimo rincaro e tutto lascia credere che non sarà l’ultimo: rispetto all’inizio dell’anno la benzina è già aumentata di oltre il 20% e se consideriamo gli ultimi 10 anni scopriamo che il rincaro è stato di oltre il 100%. I salari degli italiani, invece, sono al palo da circa 20 anni.

Non serve essere professori di economia alla Bocconi per capire che questo si traduce in una riduzione del potere d’acquisto degli italiani e, di conseguenza, della loro qualità della vita: secondo uno studio di Banca Intesa-San Paolo, la famiglia media italiana spende già più per il carburante che per il cibo. Detto in altre parole, sempre più persone si trovano imprigionate in un circolo vizioso per cui sono costrette a lavorare per mantenere l’automobile che serve loro per recarsi al lavoro.
Nella fase storica che stiamo attraversando la bicicletta rappresenta un salvagente per tutti coloro che vogliono conservare la propria qualità della vita (se n’è accorto anche l’amministratore delegato dell’ENI, Paolo Scaroni), ma è una scelta che molti non riescono a compiere perché usare la bici oggi in Italia è ancora troppo pericoloso.
La politica dovrebbe per definizione occuparsi della gestione della cosa pubblica, di intravedere i cambiamenti sociali ed economici e di renderli il meno violenti possibile. Sarebbe bello se anche nel nostro paese fosse così, ma spesso la politica nostrana è talmente concentrata su se stessa da non riuscire a rendersi conto che fuori dai palazzi c’è una società reale che ogni giorno cerca di cavarsela e di sopravvivere nonostante tutto.
Ad oggi #salvaiciclisti ha ricevuto pubblici elogi da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, supporto da parte di parlamentari di destra e di sinistra, più di cento sindaci hanno formalmente aderito all’iniziativa “Caro Sindaco” recependo in principio le richieste del movimento per riconvertire le nostre città in luoghi in cui al centro vi sia la persona e la sua tutela. Tuttavia in ben pochi casi alle parole sono seguite azioni e impegni concreti.

I 2 euro al litro vengono ritenuti a ragione una “soglia psicologica” che farà suonare un campanello d’allarme nella testa di molti nostri concittadini che inizieranno a usare la bici per far quadrare i conti di casa. Ma senza idonei provvedimenti, questi neo ciclisti rischiano di essere solo carne da macello sull’asfalto delle nostre strade. In questo momento la politica ha il compito ben preciso di evitare questo scenario e non resta che augurarci gli stessi campanelli di allarme suonino con sufficiente forza ed insistenza fino a svegliare dal torpore tutti quei politici che hanno voluto farsi pubblicità sfruttando l’eco generata dalla campagna #salvaiciclisti ma che fino a questo momento non hanno fatto altro che rilasciare dichiarazioni, appoggiare, supportare ed elogiare il nostro impegno civico.
Potremmo iniziare da qualcosa di semplice, di immediato, un intervento capace di tutelare le persone e, allo stesso tempo, di diminuire i consumi di carburante. Potremmo iniziare con il limite massimo dei 30 km/h in tutte le aree residenziali, proprio quello che sta iniziando a fare in questi giorni Milano.